ANNO 16 n° 272
Si decide sul deferimento di Camilli
Il procuratore Palazzi si pronuncerà entro venerdì: rischio responsabilità diretta

di Domenico Savino

Con tutta probabilità slittano a venerdì i deferimenti della procura federale della Figc (federazione italiana gioco calcio) nell’ambito della vicenda calcio scommesse. Direttamente interessato è Piero Camilli, patron del Grosseto e noto politico della Tuscia (è presidente del consiglio provinciale). C’è anche un altro viterbese coinvolto ed è Leonardo Bonucci, ma la sua posizione sembra più lieve rispetto all’imprenditore padrone della Ilco. Il difensore juventino si è sempre trincerato dietro il no commenti riguardo la vicenda. Il suo avvocato si è mostrato ottimista.

La vicenda di Camilli è complessa: il Grosseto ha patteggiato durante la prima tranche del processo, il presidente Camilli è stato accusato di combine da parte di tre ex tesserati biancorossi (Joelson, Acerbis e Turati e l’ex ds Iaconi), i quali hanno affermato che il numero uno del sodalizio maremmano avrebbe “comprato” la partita contro la Salernitana (aprile 2010 finita 3-4 per il Grosseto). Camilli non solo si è detto estraneo alla vicenda definendosi “persona per bene”, ma ha anche sostenuto un interrogatorio con il procuratore federale Stafano Palazzi nel quale ha chiarito la sua posizione, ha presentato querela per calunnia contro i suoi ex tesserati con la richiesta di sequestro conservativo dei beni degli ex biancorossi.

Fin qui i fatti, ora sta al procuratore Palazzi decidere: appare scontato il deferimento, anche perchè in questi casi è molto difficile che la posizione venga stralciata o archiviata. Per la società biancorossa e per Camilli si potrebbero aprire due porte: l’una molto pericolosa che riguarda la responsabilità diretta della società e che vedrebbe implicato lo stesso Camilli, l’altra più tenue che consentirebbe maggiori margini di difesa. Si tratta della responsabilità presunta, secondo la quale si viene accusati di una culpa in vigilando, cioè un estraneo ha tentato di alterare una gara con la collaborazione di un tesserato, garantendo un vantaggio alla società chiamata a risponderne. Una sorta di omessa denuncia che sarebbe facile da smontare nel momento in cui si ammette di non esser stati in grado di comprendere ciò che stava accadendo. Inoltre nel diritto sportivo l’onere della prova è a carico dell’imputato, cioè è la persona accusata che deve dimostrare di non aver commesso il fatto. Con la responsabilità diretta tutto si farebbe più complesso: infatti si verrebbe a configurare il reato di truffa per aver combinato o tentato di combinare una partita. Tuttavia c’è un però anche in questo caso: la procura di Cremona, nel processo penale, non ha indagato Camilli e la giustizia sportiva non può entrare in un campo che non è proprio.

In tutti i casi Camilli vuole uscire pulito da questa vicenda, chiede il proscioglimento, al massimo la responsabilità presunta che consente un’ampia difesa per dimostrare la non colpevolezza. La decisione spetta a Palazzi: il futuro calcistico del Grosseto, ma soprattutto di Piero Camilli pende anche dalle sue labbra.

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