

VITERBO - Un fascicolo sul funzionamento degli otto impianti del Lazio, tra cui quello Viterbo Ecologia di Casale Bussi, in cui vengono trattati i rifiuti di Roma, è stato aperto dalla procura della Repubblica della Capitale.
A dare il via all'inchiesta, ancora in fase preliminare, è stata una relazione dell'Arpa Lazio, redatta in base ai dati scaturiti dal rapporto dei carabinieri del Noe, commissionate dal ministro dell'Ambiente Corrado Clini. Rapporto dal quale risultata che nessuno degli impianti di trattamento meccanico-biologico rispetterebbe i parametri previsti.
Secondo l'autorizzazione concessa dalla Regione, infatti, i vari siti, dopo aver ricevuto i rifiuti così come raccolti dai cassonetti romani, dovrebbero triturarli con particolari procedure chimiche. Il 40% della massa dovrebbe essere trasformata in Cdr (combustibile da rifiuti), il 30%, invece, dovrebbe costituire la frazione organica stabilizzata, cioè priva di puzza. Inoltre, dovrebbero essere estratti metalli e altre materie prima per circa il 3%. Quel che resta, più o meno il 27%, infine, dovrebbe essere smaltito in discarica.
Ma negli 8 impianti laziali le percentuali non sarebbero state mai, o quasi mai rispettate. L'impianto di Viterbo, ad esempio, sempre secondo il rapporto del Noe, il Cdr prodotto rappresenterebbe solo lo 0,15%. Fuori norma sarebbe anche la quantità di frazione organica stabilizzata e di metalli estratti dai rifiuti. Il risultato è che la stragrande maggioranza dell'immondizia continua a finire in discarica.
La procura di Roma ha incaricato delle indagini il reparto operativo del Noe, guidato dal colonnello 'Ultimo', colui che nel 1993 catturò il boss mafioso Totò Riina.
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