ANNO 16 n° 274
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Ospedale in lutto per i tagli alla sanitą
Sit-in di protesta a Acquapendente. Montino e Parroncini visitano struttura

di Silvia Cannucciari

VITERBO – Lenzuola bianche appese alle finestre del primo piano, lumini sui davanzali e un centinaio di persone radunate in un sit-in all’ingresso del nosocomio: in questo modo Acquapendente si è mobilitata per dire nuovamente “no” ai tagli e al declassamento del suo ospedale. Alla manifestazione, organizzata dal Partito Democratico, hanno partecipato anche il capogruppo del Pd alla Regione Lazio Esterino Montino, il consigliere regionale Giuseppe Parroncini, il sindaco di Acquapendente Alberto Bambini e Paola Serafinelli, assessore alle Politiche sociali del Comune.

Dopo una visita nella struttura sanitaria, in cui sono stati spiegati ai rappresentanti regionali i tagli che il decreto 80 ha prodotto per l’ospedale aquesiano, il “corteo” si è spostato al Cinema Olympia dove, in un’assemble aperta, è stato illustrato ai cittadini lo stato dell’arte in cui versa il nosocomio e la mozione presentata da Parroncini per l’istituzione del distretto sanitario montano dell’Alta Tuscia, con Acquapendente capofila.

“È folle cancellare l’unico ospedale di riferimento per 19 Comuni, mettendo a rischio il diritto alla salute di 56mila abitanti per lo più anziani soli, con crescenti problemi di autosufficienza – ha commentato Esterino Montino -. L’ospedale civile di Acquapendente è stato completamente svuotato delle sue funzioni. Con il decreto 80 del Commissario ad Acta, di fatto ci si è concentrati solamente su Roma, lasciando il resto del Lazio in balia di se stesso. La nostra proposta è di rivedere il piano sanitario, riequilibrando le strutture alternative. Questo deve passare anche dall’abolizione delle macroaree, che sono solamente un alibi per salvaguardare la capitale: è impensabile, infatti, una macroaerea che inglobi Viterbo, Rieti e una parte di Roma. E’ necessario invece fare investimenti, qui ad Acquapendente ad esempio si potrebbe procedere al completamento della nuova ala, bloccata da due anni, in modo da fornire maggiori servizi che facciano diventare l’Alta Tuscia polo attrattivo per i pazienti, frenando la mobilità passiva verso le altre regioni limitrofe”.

“Durante la nostra visita, ci siamo accorti delle difficoltà che vivono anche medici e infermieri per garantire assistenza – ha aggiunto il consigliere Parroncini -. Dal primo luglio è stata chiusa l’unità complessa di chirurgia generale senza che venissero attivati né potenziati quei servizi che lo stesso decreto 80 prevedeva. impoverita anche l’offerta ambulatoriale e l’attività di Day Surgery. L’ambulatorio di ortopedia non è mai stato ripristinato, quello di ginecologia è attivo solo due volte a settimana, il diabetologo è presente una volta a settimana, il cardiologo presta servizio in media 4 ore a settimana e solo per i pazienti ricoverati. La mancata progettualità sul territorio è anche confermata dal fatto che la Regione Lazio non abbia previsto posti letto in RSA in questo comune, posti che sarebbero necessari per integrare assistenza sanitaria e sociale”.

“In consiglio regionale ho presentato una mozione affinché venga istituito un distretto sanitario montano con capofila il comune di Acquapendente – ha proseguito Parroncini – finora, però, non è stata mai messa all’ordine del giorno e spero vivamente che questa situazione si sblocchi al più presto”.

“Siamo al disastro completo – hanno concluso Montino e Parroncini - e la conferma arriva anche dall’ultima tegola che si è abbattuta sull’ospedale, ossia l’impossibilità di trasportare da questa zona montana un paziente in pericolo di vita attraverso il servizio di elisoccorso. La piazzola d’atterraggio, infatti, ancora non funziona e l’ospedale di riferimento, ossia Belcolle, è a 60 km di distanza. Decisamente una situazione paradossale”.

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