

di Flavia Ludovisi
VITERBO - La sezione penale speciale del Tribunale del Riesame di Roma deciderà questa mattina se accogliere l’istanza di revoca o sospensione della misura cautelare del carcere presentata dalla difesa del presunto “orco” di Orte, l’operaio è accusato di violenza sessuale aggravata e continuata sulla figlia della convivente. L’uomo, 40 anni, si trova infatti in carcere dal 27 marzo 2011. I presunti abusi sarebbero iniziati nel 2008, quando la bambina aveva 6 anni.
Gli avvocati dell’imputato, Giuseppe Picchiarelli e Giuliano Migliorati, presenteranno questa mattina la richiesta di scarcerazione. Per la difesa, infatti, non sussisterebbe più il motivo per il quale era stata disposta la misura cautelare della detenzione, ovvero il pericolo di reiterazione del reato di violenza sessuale per il fatto che la donna e sua figlia vivessero con lui nella stessa casa. La difesa depositerà una certificazione dell’Ufficio anagrafe del comune di Orte che attesta che, esattamente dal 7 aprile 2011, le due, la bambina vittima del presunto stupro e sua madre, non vivono più in paese. “Non sussistono – spiega l’avvocato Picchiarelli – ragioni valide per cui il nostro assistito sia tutt’ora sottoposto alla misura del carcere”.
L’operaio era stato arrestato dagli uomini della Squadra mobile di Viterbo, coordinata da Fabio Zampaglione il 27 marzo del 2011 a seguito delle denunce della convivente, una donna romena arrivata in Italia pochi anni fa, che aveva notato strani comportamenti della propria figlia, nata da un precedente matrimonio. Preziosa ai fini delle indagini fu la collaborazione con le volontarie dell’associazione contro la violenza sulle donne “Erinna”, cui l’immigrata si era rivolta. Il presunto orco, invece, ha sempre respinto le accuse proclamando la sua innocenza. L’uomo avrebbe spiegato, infatti, come, negli ultimi tempi, i rapporti con la compagna fossero tesi, mentre sarebbero stati ottimi quelli con la piccola. Quello che non torna, per la difesa, è proprio questo rapporto conflittuale tra i due che, anche sulla base di una precisa ricostruzione cronologica, illustrata dalla difesa in sede di udienza preliminare, darebbe luogo a dubbi sull’autenticità delle dichiarazioni fatte dalla bambina.
Il processo, che si svolgerà con rito ordinario, si è aperto l’8 maggio scorso, in cui la difesa ha presentato una lista di 14 testimoni tra cui la convivente dell’uomo e la figlia vittima dei presunti abusi e altri parenti. Il collegio, i giudici Gaetano Mautone, Eugenio Turco e Rita Cialoni, ascolterà due testi per ogni capitolo. Il 3 luglio prossimo, intanto, verranno interrogate la convivente dell’uomo e sua figlia. La testimonianza della bambina verrà monitorata da un consulente tecnico, la dottoressa Simonetta Taucci.
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