ANNO 16 n° 276
Clonazione
carte di credito,
liberi tutti

di Alessia Serangeli

VITERBO – Liberi tutti. Come previsto.

Dopo la rimessa in libertà di otto indagati, il tribunale della Libertà di Roma ha annullato anche le ultime undici ordinanze per “mancanza assoluta di motivazione”.

Morale della favola: tutti i diciannove soggetti arrestati durante la maxi retata della Guardia di finanza (nome in codice: “Transilvania games”) sono fuori dal carcere Mammagialla. A piede libero. E, trattandosi di stranieri (romeni e macedoni), difficilmente si faranno trovare quando saranno chiamati a comparire nelle aule giudiziarie per il processo che, comunque, sarà incardinato.

I capi di imputazione cui gli indagati devono rispondere sono: associazione per delinquere finalizzata all’utilizzo fraudolento dei mezzi di pagamento, frode informatica, riciclaggio e ricettazione.

L’inchiesta, coordinata dal sostituto Renzo Petroselli, era stata avviata in seguito ad una denuncia per “pishing”. La vittima, in pratica, aveva denunciato di essersi ritrovato senza il becco di un quattrino nella usa carta di credito in seguito ad una transazione non autorizzata. Il pishing, infatti, consiste nell’acquisizione fraudolenta online di dati sensibili - in questo caso relativi a carte di credito - poi utilizzati per prelevare contanti, o effettuare acquisti su Internet.

Le successive indagini, condotte dai finanzieri del Nucleo di Polizia tributaria di Roma, avevano poi portato allo smantellamento della banda, capeggiata da tre soggetti romeni. Semplice semplice il modus operandi dei “nostri”: attraverso l’uso di mail trabocchetto riuscivano ad impossessarsi dei codici delle carte di credito.

Scoperto il raggiro, gli uomini della Guardia di finanza capitolina avevano quindi trasmesso una dettagliata informativa all’indirizzo della Procura di Viterbo e finita sulla scrivania del pm Petroselli, che aveva chiesto gli arresti dei 19 stranieri.

Le ordinanze, emesse dal gip Italo Centaro, erano state eseguite il 19 febbraio scorso ma, adesso, sono state annullate dai giudici del Riesame per “mancanza di motivazione”.

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