

di Alessia Serangeli
VITERBO – Otto sono già liberi, gli altri undici, invece, sono in attesa dell’udienza al Tribunale della Libertà di Roma. Trattandosi della stessa faccenda, tuttavia, è altamente probabile che, di qui a poco, anche loro otterranno la scarcerazione.
Associazione per delinquere finalizzata all’utilizzo fraudolento dei mezzi di pagamento, frode informatica, riciclaggio e ricettazione, i reati per cui la procura della Repubblica di Viterbo, il 19 febbraio scorso, aveva spiccato 19 ordinanze di custodia cautelare a carico di altrettanti soggetti originari dell’Est europeo (romeni e macedoni soprattutto).
L’operazione “Transilvania Games”. Il blitz, che ha portato allo smantellamento dell’organizzazione criminale specializzata nella clonazione virtuale di carte di credito, aveva visto impiegati, su tutto il territorio nazionale, oltre duecento finanzieri facenti capo al Nucleo di Polizia tributaria di Roma.
Le indagini, coordinate dal sostituto Renzo Petroselli, erano state avviate in seguito all’esposto di una vittima del “pishing”. Fenomeno che, tradotto in termini spiccioli, indica l’acquisizione fraudolenta online di dati sensibili - in questo caso relativi a carte di credito - poi utilizzati per prelevare contanti, o effettuare acquisti su Internet.
Il malcapitato, in particolare, aveva denunciato di essersi ritrovato senza un euro sulla sua carta elettronica, in seguito ad una transazione non autorizzata ed effettuata da ignoti su un sito di scommesse.
Da qui, gli uomini delle Fiamme gialle si erano messi al lavoro, scoprendo l’attività criminosa dell’organizzazione, a capo della quale c’erano tre soggetti romeni. “Attraverso l'uso di mail ‘trabocchetto’ ed altri accorgimenti informatici – avevano spiegato i finanzieri – riuscivano ad impossessarsi delle credenziali (numeri e password, ndr) di numerose carte di credito”.
Una volta clonate, le carte venivano poi usate per ricaricare conti di gioco intestati a soggetti affiliati all'associazione criminale (in totale le persone indagate sono trentuno).
“Tali conti – avevano aggiunto i finanziari - venivano quindi usati per effettuare scommesse ‘sicure’ (a fronte di una giocata di 100 euro, ad esempio, potevano vincere al massimo 103 euro, ndr), con l'unica finalità di ripulire le somme illecitamente sottratte”.
Il passaggio successivo consisteva nella monetizzazione delle somme vinte attraverso la loro immediata riscossione con prelievi online dai conti di gioco e contestuale accredito su carte a loro intestate. Da qui i soldi venivano ritirati in contanti attraverso sportelli bancomat.
“Con questo sistema – avevano detto in conclusione gli uomini della Gdf - sono state effettuate ricaricare ai conti gioco per oltre 273.000 euro attraverso circa 560 operazioni fraudolente, e prelevati più di 255.000 euro”.
Oltre agli arresti, i finanzieri avevano anche sottoposto a sequestro preventivo, su disposizione del gip del Tribunale di Viterbo Italo Centaro, 30 conti gioco illecitamente ricaricati, e 32 carte dove erano confluite le somme di denaro provento di reato.
L’annullamento delle ordinanze. “Difetto di motivazione”. Così ha stabilito il Riesame, annullando di fatto l’ordinanza firmata del giudice Centaro. Adesso, mentre otto indagati, sono già a piede libero, i restanti undici attendono il pronunciamento del collegio capitolino. Come accennato all’inizio, visto che si tratta dello stesso provvedimento, è facilmente ipotizzabile che la decisione dei giudici sia analoga anche per tutti gli altri arrestati.
Trattandosi di stranieri, il rischio concreto è che difficilmente si renderanno reperibili al momento del procedimento giudiziario che verrà instaurato nei loro confronti.