

VITERBO – Un anno e mezzo di reclusione per omicidio colposo è stato chiesto dal Pm Stefano D’Arma a carico dei genitori di Rocco Pellegrini, il bambino di 14 mesi morto a seguito dell’ingestione di una dose di metadone di cui facevano uso sia il padre Giulio che la madre Beatrice Di Leva, entrambi tossicodipendenti. Lo stesso Pm ha chiesto la condanna della coppia a ulteriori 16 mesi di reclusione per coltivazione illegale di sostanze stupefacenti, in relazione alle piantine di marijuana trovate nella loro abitazione a Sutri, e per ricettazione di alcuni documenti risultati rubati.
Il piccolo Rocco, la sera del 29 ottobre 2008, avvolto in un accappatoio bianco, fu trasportato dai genitori al pronto soccorso dell’ospedale di Ronciglio. ''Sta male – dissero ai sanitari -, non respira e ha le labbra scure''. I medici non poterono che constatarne la morte.
I carabinieri, nell’immediatezza del fatto, ipotizzarono che il bambino aveva accidentalmente ingerito il metadone di cui facevano uso il padre Giulio, all’epoca 37enne, e la madre Beatrice, all’epoca 26enne, tanto che arrestarono entrambi per omicidio colposo e detenzione di sostanze stupefacenti. Furono scarcerati dal gip quattro giorni dopo.
Nell'abitazione dei genitori di Rocco, a Sutri, i militari sequestrarono diverse confezioni di metadone, alcune aperte, altre sigillate, che erano state prescritte al padre dal Sert di Ronciglione, presso il quale era in cura per disintossicarsi.
Secondo il Pm D’Arma, il bambino avrebbe potuto salvarsi se i genitori non avessero indugiato circa un’ora prima di trasportarlo al pronto soccorso. E ha anche collegato allo stile di vita del padre e della madre la tragedia. Da qui la richiesta della condanna.
Al termine della requisitoria dell’accusa, il processo è stato aggiornato all’8 maggio prossimo, per gli interventi della difesa.