

VITERBO – Si torna in aula. E’ prevista per questa mattina l’udienza del processo per omicidio colposo che vede sul banco degli imputati Beatrice Di Leva e Giulio Pellegrini, i genitori del piccolo Rocco, morto tragicamente il 29 ottobre 2008 dopo aver ingerito una dose di metadone di cui facevano uso la sua mamma ed il suo papà, tossicodipendenti.
Durante la seduta del 20 marzo scorso, il pubblico ministero Stefano D’Arma aveva chiesto la condanna ad un anno e mezzo di reclusione per omicidio colposo e ad ulteriori 16 mesi per coltivazione illegale di sostanze stupefacenti, in relazione alle piantine di marijuana trovate all’epoca del fatto dai carabinieri nella loro abitazione a Sutri, e per ricettazione di alcuni documenti risultati rubati.
Quella sera di cinque anni fa, il bambino, avvolto in un accappatoio, viene trasportato al pronto soccorso dell’ospedale Sant’Anna di Ronciglione da Beatrice e Giulio. “Sta male. Nostro figlio non respira e ha le labbra scure”. Rocco, in realtà, era già morto e i medici non poterono fare altro che constatarne il decesso, avvisando i carabinieri.
I militari, dopo un accurato sopralluogo nell’abitazione dei due e aver rinvenuto diverse dosi metadone (alcune aperte, altre ancora sigillate), ipotizzarono il reato di omicidio colposo e li arrestarono.
“Il bambino avrebbe potuto salvarsi se i genitori non avessero indugiato circa un’ora prima di portarlo in ospedale”. Così il pm D’Arma durante la requisitoria.
Oggi a parlare saranno gli avvocati della difesa. Poi la sentenza.