

VITERBO - Il consiglio di Stato ha sospeso la sentenza del Tar del Lazio che aveva ''bocciato'' il piano rifiuti e ha accolto l'appello della Regione. I giudici hanno ritenuto che un blocco del piano rifiuti creerebbe un ''danno grave ed irreparabile'' allo Stato, esponendolo a procedura comunitaria di infrazione, nonché alla Capitale e all’intero Lazio.
Così, i rifiuti di Roma potranno riprendere il loro viaggio verso Viterbo e altri sette impianti di trattamento, per essere trasformati in combustibile da rifiuti da bruciare nei termocombustori del Lazio.
Il 9 gennaio scorso, il tribunale amministrativo regionale, accogliendo un ricorso proposto dai Verdi, da alcune associazioni ambientaliste e che vede come parti cointeressate da diverse Province (Latina, Viterbo, Rieti, Frosinone) aveva annullato il Piano di gestione dei rifiuti del Lazio approvato nel suo testo definitivo nel gennaio 2012.
La Regione Lazio aveva proposto appello al Consiglio di Stato chiedendo la riforma della sentenza del Tar. I giudici di Palazzo Spada, quinta sezione, hanno depositato oggi l'ordinanza con cui accolgono l'istanza cautelare e sospendono l'esecutività della sentenza impugnata.
I giudici hanno anche 'ritenuto che l'appello presenta consistenti profili di 'fumus' nella parte in cui contesta la presenza dell'interesse ad agire delle associazioni ambientaliste e del privato in relazione all'impugnativa di un atto generale che per il suo contenuto programmatorio non incide direttamente sulla sfera giuridica degli odierni appellati'.
In altre parole, ci sono dubbi sul fatto che le associazioni ambientaliste abbiano titolo, in questo caso, ad agire in giudizio perché l'atto impugnato non attiene direttamente alle competenze a loro attribuite.
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