

VITERBO - “Il 2013, per i cittadini di Viterbo e Provincia, sembra aprirsi con prospettive assolutamente sventurate, perché all’emergenza arsenico si è aggiunta la possibilità concreta che i rifiuti della capitale siano dirottati sul nostro territorio, aumentando ancora di più il tasso di inquinamento del suolo e delle acque”.
Si apre così la nota congiunta dell’Unione di centro (Udc), a firma di Paolo Barbieri, capogruppo al Comune di Viterbo, Livio Treta, consigliere comunale, Roberto Talotta, dipartimento Sanità, Daniela Anetrini, comitato Pari opportunità, Francesco Galli, consigliere provinciale, Francesco Oddo, coordinatore giovani.
“Sulla questione dei rifiuti romani che si vogliono trasferire sul nostro territorio – prosegue la nota - l’Udc respinge con forza questa intenzione e, con i partiti politici che condividono tale rifiuto, intende organizzare una serie di manifestazioni che dimostrino la volontà di tutti i viterbesi a rispedire al mittente il trasporto e il trattamento della “mondezza romana”, in quanto provocherebbe un sensibile svilimento alle aspettative di salute dell’intera cittadinanza”.
In merito all’emergenza arsenico nella Tuscia, l’Udc si dichiara in pieno accordo con la proposta della “Commissione d’inchiesta”, richiesta dal sindaco Giulio l’Udc sottolinea: “L’acuirsi di un problema sociale così notevole, fa emergere precise responsabilità ed è necessario fare piena luce sulle omissioni e sulle inadempienze che hanno generato una situazione davvero drammatica per migliaia di persone che, oggi, più che mai, reclamano il diritto all’acqua potabile”.
“Si è parlato molto e forse anche a sproposito dell’arsenico presente nell’acqua perché il periodo di “campagna elettorale” tende a focalizzare un impegno della politica strumentale e di circostanza – si legge ancora - mentre resta assolutamente necessario individuare urgentemente quelle azioni e quei provvedimenti che possono costringere, chi di dovere, all’installazione dei potabilizzatori, fermo restando la possibilità di ridurre considerevolmente il costo della bolletta sino a quando tutto sarà normalizzato”.
In conclusione l’Udc spiega che “sta già pensando ad una azione legale collettiva che possa riconoscere i danni causati alla popolazione viterbese per la fornitura di acqua non potabile. Che con le attuali limitazioni e in proporzione alla quantità di arsenico presente, ne impedisce l’uso anche per i più elementari usi giornalieri”.
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