

VITERBO - Si concluderà oggi il braccio di ferro tra accusa e difesa sulle sorti processuali del nonno orco di Proceno, balzato sotto i riflettori nel 2011 quando la nuora, di origini thailandesi, lo denunciò per atteggiamenti troppo affettuosi nei confronti delle nipotine. Secondo la donna, il suocero 77enne sarebbe stato letteralmente ossessionato dalle due bambine. Avrebbe in continuazione richiesto la loro presenza e il loro contatto, non rinunciando ad una sola occasione per stare insieme. Bagnetti e docce si sarebbero così trasformati in opportunità di toccare le nipotine nelle parti intime.
Ed è proprio da questa ricostruzione che traggono forza le richieste formulate lo scorso 16 marzo dal pubblico ministero Fabrizio Tucci: per il nonno, conte ed ereditiere di una facoltosa famiglia viterbese, si è chiesta una condanna a 6 anni e mezzo di reclusione. Giusta conclusione, secondo la Procura, di una vicenda processuale alquanto discussa. Al momento della denuncia, infatti, dopo un immediato provvedimento di allontanamento, per l’uomo scattarono le manette e i domiciliari.
Di tutt'altro avviso sono, però, i legali del conte: per gli avvocati Roberto Borgogno e Amedeo Centrone le accuse di maltrattamenti e abusi sessuali non trovano fondamento. Non bisognerebbe, per la difesa, confondere l'affetto di un nonno con la perversione. In più, i racconti delle due bambine, su cui si basa il capo di imputazione, sarebbero secondo i due legali nati da una situazione famigliare complicata. Sarebbero solo frutto della loro vivace fantasia: in fase di incidente probatorio la più piccola delle due sarebbe stata dichiarata parzialmente adatta a testimoniare, per la sua tendenza ad ingigantire le cose.
Oggi, all'udienza collegiale a porte blindatissime, spazio alle repliche. Poi, finalmente, la sentenza, congelata da luglio scorso, quando sono state formulate le richieste della difesa del 77enne. Da una parte l'assoluzione per non aver commesso il fatto. Dall’altra invece una condanna a 6 anni e mezzo di reclusione richiesta dal pubblico ministero Fabrizio Tucci.