ANNO 16 n° 274
Incendio doloso, scoperta presenza abnorme di benzene
Per gli esperti le fiamme si sono propagate troppo in fretta per essere accidentali
Si rafforza l'ipotesi del gesto malavitoso dietro il grande rogo dell'altra notte
I titolari ascoltati in procura negano di aver subito richieste di pizzo o minacce
01/12/2011 - 04:00

VITERBO - Un'alta concentrazione di elementi infiammabili, in primo luogo di benzene, è stata rilevata dai tecnici del Nia (nucleo investigativo antincendio) dei vigili del fuoco di Roma all'interno del capannone industriale del centro Mondo Convenienza di Viterbo, completamente distrutto dalle fiamme l'altra notte. Questa scoperta, sebbene ancora non ufficializzata, ha riportato prepotentemente alla ribalta l'ipotesi che si sia trattato di un evento doloso.

''Se la circostanza verrà confermata dagli ulteriori accertamenti tecnici - dicono negli ambienti investigativi - dovremo riconsiderare anche gli incendi precedenti, attribuiti a cause accidentali''. Il rapporto definitivo del Nia sarà consegnato alla procura della Repubblica nei prossimi giorni.

Ma non è solo la presenza abnorme di benzene a far propendere gli inquirenti e i tecnici per l'ipotesi dolosa. ''Quando l'incendio è stato segnalato ai vigili del fuoco - spiegano -, erano da poco passate le 2 e le fiamme si levavano dal retro del capannone. Dieci minuti dopo, quando le squadre sono giunte sul posto, l'intera struttura stava bruciando. Il fuoco si è propagato velocemente. Troppo velocemente''.

La conclusione è conseguente: o, come sembra certo, all'interno del locale c'era del liquido infiammabile o i focolai erano più di uno. Entrambi i casi fanno ritenere ''ragionevolmente presumibile l'origine dolosa''.

E ancora: all'ora in cui è scoppiato l'incendio, il mobilificio era chiuso, quindi l'aria presente all'interno del capannone non era sufficiente a far diffondere così rapidamente le fiamme, con la stessa violenza, in ogni angolo della struttura. Né basta la presenza di mobili, in particolare di divani, a giustificare la velocità del rogo. Comunque, per approfondire quest’ultimo aspetto, gli investigatori stanno accertando anche quanta mobilia fosse stoccata nel capannone. 

Inoltre, il calore sprigionato dalle fiamme è stato tale da contorcere le travi in ferro e da portare il cemento oltre il punto critico, rendendo irrecuperabile il grande capannone. Anche questi effetti, estesi a tutto il prefabricato, fanno propendere per un incendio talmente rapido e di intensità uniforme da risultare “sospetto”.

Tutto questo basta a far ipotizzare che il mobilificio possa essere stato bruciato a scopo estorsivo? Qualcuno sostiene di no, perché i titolari, interrogati in procura, hanno negato di aver ricevuto richieste di ''pizzo'' o minacce. Oppure perché qualche addetto ai lavori sostiene di non aver elementi in tal senso. Beh, un po' come chiedere all'oste se il vino è buono o a un procuratore della Repubblica di violare pubblicamente un segreto istruttorio. Evidentemente decenni di storia della malavita organizzata non hanno insegnato nulla.

Secondo quanto si è appreso, gli investigatori avrebbero formulato un'ipotesi più realistica sotto questo punto di vista. ''Qualcuno, a scopo intimidatorio, potrebbe aver appiccato il fuoco a una o più porte usando troppo liquido infiammabile, non immaginando che si sarebbe scatenato quell'inferno''.

Infine, il calore sprigionato dalle fiamme è stato tale da contorcere le travi in ferro e da portare il cemento oltre il punto critico, rendendo irrecuperabile il grande capannone. Anche questi effetti, estesi in modo uniforme a tutta la struttura, fanno propendere per un incendio talmente rapido da risultare “sospetto”.

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