

VITERBO – E’ una voce stanca ma cortese quella di Claudio De Cupis, raggiunto telefonicamente nel tardo pomeriggio di ieri. “Sappiamo che le indagini vanno avanti. Il nostro avvocato ci ha spiegato che per fare luce sulla morte di mio fratello dobbiamo aspettare i risultati dell’autopsia”.
A distanza di tre settimane dalle morte di Christian, la famiglia De Cupis chiede a gran voce giustizia e verità. E, affinché il tragico evento non finisca nel dimenticatoio, ha fondato l’omonimo comitato, sostenuto, oltre che da amici e conoscenti, dal parroco di Santa Galla, il quartiere dei De Cupis.
Ricordiamo che il 36enne era deceduto il 12 novembre scorso nel Reparto di medicina protetta di Belcolle, tre giorni dopo essere stato arrestato alla stazione Termini dalla polizia ferroviaria per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale.
Quel giorno (9 novembre) De Cupis era stato portato al pronto soccorso dell’ospedale Santo Spirito per via di alcune lesioni che, secondo gli agenti, si era procurato da solo nel tentativo di sottrarsi al fermo. Il giovane, tuttavia, aveva riferito ai medici di essere stato picchiato dai poliziotti che lo avevano arrestato.
Il giorno successivo (10 novembre) De Cupis era stato trasferito nel nosocomio viterbese dove, sottoposto ad accertamenti clinici, non erano state riscontrate patologie gravi. Venerdì 11 novembre il gip di Roma aveva convalidato l’arresto, concedendogli il beneficio dei domiciliari una volta dimesso dall’ospedale. Ma, Christian non fa in tempo: sabato 12 novembre viene trovato esanime nella sua stanza d’ospedale.
Un decesso dai contorni chiaroscuri su cui la magistratura ha aperto un fascicolo per omicidio, tuttora contro ignoti. (Il titolare è il sostituto Stefano D’Arma).
“Attendiamo i risultati dell’esame autoptico per sapere cosa ha causato la morte di De Cupis. Per il momento non possiamo che attenerci alle risultanze dei primi accertamenti, che escludono evidenti lesioni interne e motivano il decesso con un arresto cardiocircolatorio. A giorni, però, dovremmo avere maggiori dettagli sugli esami tossicologico ed istologico”.
Così, l’avvocato della famiglia De Cupis, Davide Verri che, sull’indiscrezione circolata nelle ultime ore circa la trasmissione del fascicolo alla Procura di Roma per competenza, ha commentato: “Non sono a conoscenza di questa circostanza ma mi sembra piuttosto strano e prematura”. Secondo il legale, infatti “in assenza di risultati scientifici non è possibile risalire alla condotta dell’evento morte”. Che, in termini spiccioli, significa: senza la relazione del medico legale che ha eseguito l’autopsia non si può sapere con certezza se qualcuno ha sbagliato. “E’ facile immaginare che, non solo a Viterbo, ma anche a Roma (all’ospedale Santo Spirito, ndr) abbiano adottato misure precauzionali per verificare se De Cupis sia stato sottoposto a tutte le cure che gli erano necessarie. Ma ripeto – ha concluso l’avvocato Verri – soltanto i risultati delle perizie potranno rispondere a questi interrogativi”.
Per la morte di De Cupis, il senatore dell’Italia dei valori Stefano Pedica aveva presentato un’interrogazione parlamentare, parlando di “troppe analogie con il caso di Stefano Cucchi”, il 31enne deceduto il 22 ottobre 2009 all’ospedale Pertini di Roma dopo essere stato fermato dalla polizia. Sulla sua morte il processo è tuttora in corso.
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