

VITERBO – “Avevamo già ritenuto che quanto rappresentato dal garante dei detenuti, fosse legato ad un preconcetto emotivo e non perfettamente conoscitivo di quale sia la realtà in cui opera un reparto ospedaliero protetto”. Ad affermarlo è Daniele Nicastrini, coordinatore regionale Lazio Uilpa Penitenziaria in riferimento al decesso di Cristian De Cupis, avvenuto nel reparto di Medicina protetta di Belcolle tre giorni dopo l’arresto per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale.
Il garante Angiolo Marroni, in particolare, aveva dichiarato che De Cupis “era stato percosso dalla polizia” e che “c’è un testimone, che ha visto tutto, un avvocato che mi ha telefonato”. In questo contesto, tuttavia, va detto che dall’esame autoptico non erano emerse lesioni mortali o, comunque, elementi che potessero ricondurre il decesso del 36enne romano ad un pestaggio. “Continuare a puntare il dito – dice Nicastrini - e far sorgere sospetti nell’opinione pubblica, inducendola a pensare chi sa che cosa accade all’interno dell’Unità ospedaliera di Medicina protetta non è corretto e non possiamo accettarlo proprio perché conosciamo perfettamente quale sia la capacità professionale e la sensibilità di chi opera al suo interno”.
“Se ci sono responsabilità – conclude il coordinatore regionale UilPa - sarà la magistratura a far luce, sulla quale nutriamo la massima fiducia, ma non accettiamo che si facciano illusioni o si nutrano sospetti fuori luogo”. Ricordiamo, in effetti, che sul caso la Procura di Viterbo ha aperto un fascicolo di cui è titolare il sostituto Stefano D’Arma che, adesso, sta tentando di accertare perché De Cupis, oltre a non essere mai entrato in carcere e a non essere stato registrato in alcuna matricola, fino al suo ingresso nel reparto protetto di Belcolle, alle 23 del 10 novembre, non era stato nemmeno mai perquisito. Come risulta dal verbale inviato alla Procura, infatti, gli agenti in servizio gli hanno trovato in tasca e sequestrato il telefono cellulare funzionante, alcuni medicinali e altro materiale che un detenuto, quale egli era formalmente, non avrebbe dovuto avere.
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