ANNO 16 n° 273
Caso De Cupis, emergono ''anomalie''
Il giovane non era stato mai perquisito fino al suo arrivo a Viterbo
17/11/2011 - 07:52

VITERBO – Oltre al testimone che avrebbe assistito al presunto pestaggio subito dopo l'arresto da Cristian De Cupis, il detenuto romano di 36 anni morto nel reparto di medicina protetta dell'ospedale Belcolle di Viterbo sabato scorso, gli inquirenti stanno facendo luce su un’altra “anomalia” nella gestione della vicenda emersa nelle ultime ore: l’uomo, prima del suo trasferimento da Roma a Viterbo, avvenuto due giorni dopo l'arresto del 9 novembre, non sarebbe mai stato perquisito, tanto che aveva ancora con sé il telefono cellulare.

L'esistenza di un testimone è stata rivelata dal Garante dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni: 'Mi ha telefonato un avvocato - ha detto- riferendomi di aver assistito alle percosse inflitte dagli agenti della polizia ferroviaria a De Cupis mentre veniva ammanettato. Mi ha anche detto di essere disposto a testimoniare davanti agli inquirenti. E' ormai chiaro - ha sostenuto Marroni - che il giovane morto d'infarto a soli 36 anni ha subito delle percosse'.

Secondo la polizia ferroviaria di Roma, invece, De Cupis si sarebbe scagliato contro gli agenti e poche ore prima dell'arresto avrebbe anche sferrato un pugno a un passante. Quest' ultimo episodio sarebbe documentato dal filmato di una telecamera di sorveglianza.

Marroni ha anche riferito che all'autopsia non ha potuto assistere il consulente di parte, che non è riuscito ad arrivare in tempo a Viterbo, nonostante i periti della procura lo abbiano atteso a lungo.

il pm Stefano D'Arma, titolare del fascicolo, sta tentando di accertare anche perché De Cupis, oltre a non essere mai entrato in carcere e a non essere stato registrato in alcuna matricola, fino al suo ingresso nel reparto di medicina protetta dell'ospedale di Viterbo, alle 23 del 10 novembre, non era stato nemmeno mai perquisito. Come risulta dal verbale inviato alla procura della Repubblica, infatti, gli agenti in servizio gli hanno trovato in tasca e sequestrato il telefono cellulare funzionante, alcuni medicinali e altro materiale che un detenuto, quale egli era, non avrebbe dovuto avere.

Secondo quanto si è appreso, infine, a chiedere l'esecuzione dell'autopsia sul suo corpo, ancora prima che fosse disposta dalla procura, è stato il primario del reparto di medicina protetta, l'infettivologo Giulio Starnini. Lo avrebbe fatto perché al momento del ricovero De Cupis aveva riferito al medico in servizio di essere stato picchiato durante l'arresto. Lo stesso medico ha annotato sulla cartella clinica la presenza di alcune piccole escoriazioni sulla fronte ma nessun altro segno di violenza sul corpo.

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