

MONTALTO DI CASTRO - Un giro di false fatturazioni per prestazioni, in realtà, mai eseguite e un buco nelle casse comunali di Montalto di Castro da oltre un milione di euro. A scoprire la maxi truffa sono stati gli uomini delle Fiamme Gialle che, oggi pomeriggio, hanno illustrato i risultati dell’operazione nel corso di una conferenza stampa.
Le indagini. Sono partite un anno fa, e sarebbe stato il sindaco stesso Salvatore Carai a denunciare il grosso ammanco all’Autorità giudiziaria di Civitavecchia che, quindi, aveva dato mandato alla Guardia di Finanza di svolgere accertamenti.
“Le indagini hanno consentito di individuare tutti i responsabili della truffa”, ha detto il colonnello Paolo Occhipinti, che ha anche spiegato il loro modus operandi. “Attraverso l’intromissione nel sistema informatico del Comune e con la produzione di atti pubblici falsi (come mandati di pagamento e delibere, ndr), si sono appropriati indebitamente dal 2005 al 2010 di circa un milione di euro (1.032.141,60 per l’esattezza, ndr). Somme – ha aggiunto il comandante provinciale delle Fiamme gialle – che venivano successivamente accreditate sui conti correnti intestati a ditte a società riconducibili ai truffatori”.
Il blitz. E’ scattato all’alba di questa mattina, quando i finanzieri hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare in carcere e numerose perquisizioni domiciliari. Ma non solo. “Abbiamo effettuato diversi sequestri preventivi sia nei confronti dei due arrestati sia nei confronti di altri sette soggetti (che sono stati denunciati, ndr)”. Tutte e nove le persone coinvolte nell’inchiesta sono accusate dei reati di associazione per delinquere, truffa aggravata per oltre un milione di euro e frode informatica.
“Per l’intervento di oggi – ha sottolineato Occhipinti - sono state impiegate quattordici pattuglie coordinate dal Comando provinciale, e circa 40 finanzieri appartenenti al Nucleo di polizia tributaria. Un task force che ha consentito il sequestro preventivo di quattro immobili (a Macerata, Montalto di Castro e Roma, ndr), di numerosi conti correnti bancari e quote societarie, di due autovetture ed un motociclo”.
Gli arrestati. In carcere sono finiti una funzionaria comunale (Elena Aquila), all’epoca dei fatti responsabile dell’Ufficio contabilità e bilancio (e a lei viene contestato anche il reato di falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atto pubblico), e un tecnico informatico, originario di Roma. I due, infatti, avevano dato vita ad un vero e proprio sodalizio criminoso: la donna aveva il compito di sottoscrivere falsi mandati di pagamento, mentre l’uomo, grazie alle sue abilità informatiche, riusciva ad introdursi nel data base del Comune.
Questo ''giochetto'' permetteva loro “di creare la falsa documentazione, assicurando la copertura da eventuali controlli interni, mentre le ditte e le società facenti capo al sodalizio - ha concluso il colonnello Occhipinti - si impossessavano delle ingenti somme di denaro”.