

Ad Orte difficilmente si riuscirà a cancellare dalla memoria dei cittadini la giornata del 13 novembre 2012, abitazioni piene d'acqua, magazzini pieni di roba ormai da buttare, auto non più utilizzabili, raccolti andati perduti, animali morti e molti altri danni che ancora oggi si fatica a quantificare.
Curioso è il pensare che tutto questo sua stato causato da uno dei più grandi alleati della storia ortana, quel 'biondo' Tevere che è stato complice della nascita della città e che ha sfamato per secoli gli ortani, irrorando i campi e permettendo di costruire un porto fluviale per gli scambi commerciali. Questa volta è stato lui a richiedere il conto alla cassa.
C'è chi crede che l'esondazione del Tevere sia stata causata da errori umani dovuti alla apertura in maniera errata delle dighe, c'è chi più malignamente crede che sia stata causata da azioni volute per salvaguardare Roma, c'è chi crede che sia stato inevitabile e c'è anche chi è stufo di credere.
Ma Orte non è rimasta a guardare, molti sono scesi per le strade e per le campagne armandosi di altruismo e volontà per aiutare le persone rimaste danneggiate dall'esondazione; ci sono voluti giorni per ripulire, ci vorranno anni per far riprendere in pieno i campi, ci vorrà tempo per rifarsi dai danni e per cancellare questo ricordo, ma nessuno si è sentito del tutto solo.
Un anno dopo siamo qui, oggi c'è un timido sole a farsi largo nel cielo dopo giorni di pioggia, spuntato come a tranquillizzare e a rendere il ricordo di quel giorno meno amaro.
Sono gli episodi del passato e i ricordi di essi a influenzare il presente, e se anticamente venivano fatti canti e balli per lodare gli dei, cercando di guadagnarsi come premio la pioggia per far crescere i raccolti, oggi c'è chi ballerebbe e canterebbe per non far piovere due giorni di seguito.
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