ANNO 16 n° 275
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Monia Morelli, capo della Digos
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Terzo ''attacco'' a Equitalia in 4 mesi
Dopo l'allarme bomba del gennaio scorso, la minaccia di uccidere gli impiegati da parte di un imprenditore

VITERBO - Terzo attacco alla sede di Equitalia di Viterbo nel giro di pochi mesi. L’ordigno fatto esplodere giovedì notte, infatti, è l’ultimo degli episodi che hanno visto coinvolta la sede viterbese della società incaricata della riscossione dei tributi, che in tutta Italia è diventata ormai il bersaglio di un’escalation di violenza.

Appena una settimana fa, un imprenditore di 70 anni, residente nella Tuscia, mentre era al telefono con un sindacalista della Uil, aveva minacciato di andare all’Agenzia delle Entrate con la pistola in mano e di fare una strage, vista la grave crisi in cui versava la sua azienda edile.

''Sono disperato - aveva riferito l’uomo agli agenti della Digos che immediatamente avevano fatto irruzione nella sua abitazione dopo l’allarme lanciato dal sindacalista -, la mia azienda è stata dichiarata fallita e sono pieno di debiti. Vivo con una piccola pensione e il fisco non mi dà tregua''.

Il 70enne è stato poi denunciato alla procura della Repubblica per procurato allarme. Alla domanda se fosse stato davvero intenzionato a recarsi armato nell'Agenzia delle Entrate, infatti, l'imprenditore aveva risposto: ''Sì, in quel momento ero talmente disperato che ho pensato di farmi giustizia da solo. Ora, però, ho capito di aver sbagliato''.

Forze dell’ordine messe in allerta anche il 16 gennaio scorso, quando ai carabinieri del Comando provinciale di Terni arrivò una telefonata anonima che annunciava “una bomba nella sede viterbese di Equitalia”.

Dalla città umbra, la segnalazione venne trasmessa al Comando di Viterbo e, nel giro di una manciata di minuti, i carabinieri arrivarono in via Monte Sacro, facendo evacuare la struttura a scopo precauzionale.

Dopo una prima ''ispezione visiva'', gli uomini dell’Arma richiesero l’ausilio di un’unità cinofila che venne attirata da due grosse scatole, circostanza che spinse i militari a chiedere l’intervento degli artificieri dell’Arma di Roma.

Gli artificieri giunti nella sede, poco dopo dichiararono il “cessato allarme”.

A tradire il fiuto del cane, infatti, era stata la carta chimica degli scontrini fiscali contenuti in quei due plichi, all’interno dei quali c’erano diversi documenti di Equitalia.

Due notti fa, invece, si è passati dalle parole ai fatti e un ordigno rudimentale, quasi certamente di produzione artigianale, è stato fatto esplodere davanti all’ingresso della sede viterbese.

Tre sono le principali piste battute dagli investigatori per risalire agli autori dell’ultimo atto intimidatorio: un gesto di emulazione; un’azione di un gruppo organizzato; l’iniziativa isolata di qualcuno che ha problemi con l’agenzia di riscossione.

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