

VITERBO - Sono una quindicina, per ora, gli assegni da 1000 euro che Talete ha dovuto staccare per risarcire gli utenti che, a causa dell'emergenza arsenico, non dispongono ormai da un anno di acqua potabile nelle loro case a causa dell'emergenza arsenico. Soprattutto, la società per azioni a intero capitale pubblico, incaricata della gestione del servizio idrico nella Tuscia, da qui in avanti dovrà praticare agli stessi utenti uno ''sconto'' del 50% sulle bollette future. ''Sconto'' che dovrà continuare ad essere applicato finché l'arsenico nell'acqua non verrà portato al di sotto dei 10 microgrammi/litro. E' quanto ha stabilito il giudice di pace di Viterbo che ha accolto i ricorsi individuali promossi dal Comitato Acqua Potabile - Aduc, nato su iniziativa di Raimondo Chiricozzi.
Ma è ragionevolmente presumibile che lo smottamento innescato dalla decisione del giudice di pace possa diventare una vera e propria valanga in grado di sbancare le esangui casse della Talete. Gli utenti senza acqua potabile sono infatti svariate decine di migliaia e qualora tutti presentassero ricorso per la Talete sarebbero guai seri. Forse irreparabili.
Ed è evidente che le cose, nei prossimi mesi, non potranno che peggiorare: ''Da mercoledì prossimo - spiega Chiricozzi - riprenderemo a raccogliere i ricorsi nella sede della Uil. Nelle prossime settimane, inoltre, intensificheremo le azioni per coinvolgere gli utenti nell'iniziativa. E' inammissibile - aggiunge - che finora le istituzioni, a parte qualche dichiarazione d'intenti, siano rimaste completamente inermi davanti a un problema così drammatico qual è l'emergenza arsenico e l'assenza di acqua potabile in migliaia di case''.
La strada per arrivare ai rimborsi e al taglio del 50% delle bollette, che spettano esclusivamente a coloro che hanno presentato i ricorsi, è stata lunga e travagliata. Dapprima, gli interessati si sono rivolti ai comuni di residenza senza ricevere nessuna risposta. Poi hanno presentato i ricorsi ai giudici di pace territoriali, i quali si sono però dichiarati non competenti in materia: ''Vi dovete rivolgere al Tar ed eventualmente al Consiglio di Stato'' è stata sostanzialmente la risposta. Ma il giudice di pace di Viterbo, al contrario, i ricorsi li ha accolti. Tutti.
''Decorsi i termini per ottenere il risarcimento danni - racconta Chiricozzi -, abbiamo inviato alla Talete i decreti ingiuntivi e, il 23 novembre 2013 la Spa ha emesso gli assegni da 1000 euro. Noi - sottolinea - avevamo chiesto la restituzione di 1.600 euro, ma va bene così. Anche perché l'ammontare delle future bollette dovrà essere ridotto del 50% finché l'emergenza arsenico non verrà superata''.
E' probabile che dopo il successo dell’iniziativa del Comitato acqua potabile - Aduc anche gli utenti che si sono visti rigettare i ricorsi decidano di ripresentarli o di promuovere delle cause civili in tribunale pur di vedere riconosciute le proprie ragioni. Potrebbe così innescarsi una reazione a catena in grado di travolgere definitivamente la Talete.
Non va infine dimenticato che sulla gestione al quanto sgangherata dell'emergenza arsenico è in corso un'inchiesta della procura della Repubblica di Viterbo. E' infatti evidente che ai vari livelli, a cominciare dalla Regione Lazio, il problema sia stato affrontato in modo quantomeno cialtronesco.