ANNO 16 n° 261
S'allarga l'inchiesta
sulle fatture false
Dopo l'iscrizione di Fiorito nel registro degli indagati per calunnia e falso

VITERBO - L’iscrizione di Franco Fiorito nel registro degli indagati della procura della Procura della Repubblica di Viterbo potrebbe essere solo il prologo di altre novità. L’inchiesta sulla falsificazione delle fatture relative alle spese sostenute dal consigliere regionale Francesco Battistoni, successore di Fiorito alla guida del gruppo Pdl alla Pisana,  pagate con i fondi dello stesso gruppo, sarebbe giunta a una svolta e già nei prossimi giorni potrebbe assumere sviluppi imprevisti.

L’avvocato Carlo Taormina, raggiunto telefonicamente dopo l’interrogatorio bis, durato oltre cinque ore, cui è stato sottoposto ieri il suo assistito dal pm Massimiliano Siddi, ha dichiarato che Fiorito ‘’ha fornito al magistrato tutti gli elementi  in suo possesso per identificare il possibile falsificatore delle fatture. Ora – ha aggiunto -  spetta all’autorità giudiziaria individuarlo. Auspichiamo che riesca a farlo in fretta’’.  E proprio all’approfondimento di quanto dichiarato dall’ex capogruppo Pdl, indagato a Roma per peculato, mireranno le prossime mosse della procura.

E non è ancora tutto.  Lo stesso Fiorito ha svelato che il 18 agosto  scorso, nel pieno delle scontro sulla sua sostituzione alla guida del gruppo,  quando lo scandalo dei fondi ancora non era esploso,  Battistoni, suo successore e nemico giurato, avrebbe compiuto un blitz nel suo ufficio. Con lui ci sarebbero stati il suo commercialista di fiducia e il suo avvocato. 'Sono il nuovo capogruppo, ho diritto ad entrare',  avrebbe detto  Battistoni alla segretaria,  sottolineando che Fiorito non gli aveva ancora fatto il passaggio delle consegne. La segretaria lo fece entrare. I tre restarono nell'ufficio alcune ore.  “No credo che le fatture siano state falsificate in quell’occasione – avrebbe dichiarato Fiorito - anche perché il maggior danno d’immagine lo ha subito proprio lui”.  L’ipotesi che Battistoni possa aver approfittato di quell’occasione per taroccare le fatture sarebbe ritenuta poco plausibile anche dagli inquirenti, proprio per il fatto che le ripercussioni più pesanti, dal punto di vista mediatico, sono ricadute sul nuovo capogruppo, tanto che pochi giorni dopo, per volere della governatrice Renata Polverini, fu rimosso. Comunque, anche questo particolare sarà approfondito nei prossimi giorni.

Tra l’altro, l’avvocato Taormina, parlando con i giornalisti, ha sostenuto che nel registro degli indagati sarebbero state iscritte altre persone. Persone che, a vario titolo, avrebbero concorso a diffondere il dossier contenente le fatture false finito il 13 settembre scorso nelle redazioni di vari giornali. Subito si è diffusa la voce che tra i supposti nuovi indagati ci sarebbero stati alcuni componenti del coordinamento regionale del Pdl Lazio. Fonti giudiziarie hanno però smentito che si tratti del coordinatore, il deputato Vincenzo Piso,  e del suo vice, l’eurodeputato Alfredo Pallone.

Ad alimentare la voce ha contribuito il fatto che, secondo quanto sostenuto da Fiorito, le fatture taroccate, poi distribuite alla stampa, furono fotocopiate nell'ufficio di Piso, in via dell’Umiltà. La loro distribuzione alla stampa, sempre secondo Fiorito, fu decisa il 12 settembre,  nell’intento di avviare una sorta di 'operazione verità' sui consiglieri spreconi.  

L’ex capogruppo Pdl era stato già  interrogato per oltre quattro ore il 23 settembre scorso, in veste di testimon,  a seguito una denuncia per diffamazione presentata da Battistoni contro il giornalista Paolo Gianlorenzo, ex direttore dell’Opionione di Viterbo, che il 14 settembre, su un sito internet aveva pubblicato i Pdf delle fatture, definite“evidentemente e grossolanamente contraffate” dal procuratore capo Alberto Pazienti. Fiorito negò di aver consegnato il dossier a Gianlorenzo e, soprattutto, dichiarò che i documenti in suo possesso, consegnati alla procura della Repubblica di Roma, erano  assolutamente autentici e le cifre indicate sulle fatture corrispondenti a quelle effettivamente liquidate dal gruppo Pdl. Concetto che ha ribadito anche durante l’interrogatorio di ieri.  Evidentemente, però, gli inquirenti non gli hanno creduto, tanto che lo hanno indagato per calunnia e falso.

Infine, si è appreso che nei prossimi giorni, il Pm Siddi dovrebbe indagare un giornalista del Messaggero che, il 13 settembre, cioè il giorno prima che le copie delle fatture false venissero pubblicate sul sito di Gianlorenzo, aveva scritto un articolo nel quale citava le fatture delle spese di Battistoni già falsificate. 

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