

Riceviamo e pubblichiamo.
Chi recita ancora la parte del no all’autostrada non rappresenta gli interessi generali di Tarquinia che, ora più che mai, ha bisogno di parlare a una sola voce. Come imprenditori consideriamo il Corridoio Tirrenico indispensabile a ridare fiato all’economia locale.
L’alto Lazio paga infatti un gravissimo ritardo infrastrutturale che, ancora oggi, alla soglia del 2012, pesa come un macigno sullo sviluppo, specialmente in una fase di profondissima crisi, con le aziende costrette a chiudere per mancanza di lavoro e centinaia di persone lasciate a casa. L’autostrada, così come la trasversale Orte-Civitavecchia, la zona industriale, la riqualificazione della località costiera di San Giorgio, sono progetti fondamentali per rimettere in moto l’economia, dando nuovo slancio alle ditte e creando nuova occupazione. La crescita economica può e deve coesistere con la tutela ambientale. L’una non deve pregiudicare l’altra. Abbiamo un punto di forza, il nostro territorio, che rappresenta il prodotto intorno al quale, adottando scelte coraggiose, innovative, lungimiranti, è possibile costruire una grande prospettiva di sviluppo.
L’autostrada insieme alla trasversale Orte-Civitavecchia rientra in questo ambito. Nella nostra bella città esistono però dei consiglieri comunali di minoranza, come Silvano Olmi e Marcello Maneschi, a cui non importa tutto ciò. Dopo anni di proposte e critiche, dopo innumerevoli incidenti, oggi si è arrivati a presentare un buon progetto: ampliare, ordinare, allestire in maniera efficiente l’Aurelia, in modo da ricavare il tracciato autostradale su quello attuale della consolare. L’unica cosa che Olmi e Maneschi sono in grado di fare è agitare lo spettro della strada venduta al privato e del pedaggio. Allora ci dicano come lo Stato può trovare i soldi per realizzare la messa in sicurezza della consolare e garantirne la manutenzione?
Ci dicano perché in tutto questo non hanno sottolineato la necessità che siano le imprese locali a lavorare nei cantieri? Ci dicano la differenza tra il progetto di messa sicurezza della statale Aurelia e quello di ampliamento della Statale per trasformarla in autostrada? In entrambi i casi è necessario eliminare le decine di incroci a raso presenti nel territorio di Tarquinia e garantire, una viabilità complanare. In un momento di profonda crisi economica, in cui numerose imprese rischiano di chiudere, avremmo preferito sentire un sì all’autostrada.
Gli imprenditori di Tarquinia