

di Eva Kant
VITERBO – “Sì, è vero. Ho perseguitato la mia ex moglie, l’ho insultata e offesa. Mi sono appostato diverse volte sotto casa e le ho danneggiato l’auto”.
Ma l’attività di stalking per cui era stato arrestato mercoledì 7 marzo (per la terza volta con la concessione dei domiciliari) sarebbe dettata dalla disperazione.
Si è svolto ieri mattina negli uffici della Procura l’interrogatorio di garanzia a carico del 38enne viterbese che, dal 2008 – anno della separazione - fino ad una settimana fa, avrebbe esercitato una condotta vessatoria sull’ex moglie.
Ascoltato dal giudice per le indagini preliminari Franca Marinelli, l’uomo (assistito dall’avvocato Luigi Mancini) ha confessato riconoscendo gli addebiti contestati, ma si è giustificato sostenendo che l’ex moglie non gli farebbe vedere la bambina, che oggi ha appena dieci anni.
“Sebbene una sentenza del tribunale stabilisca che il mio assistito abbia il diritto di vedere la figlia due volte a settimana, sono due anni che l’ex moglie e i servizi sociali glielo impediscono”. A riferirlo è l’avvocato Mancini, che chiarisce anche la questione delle telefonate ingiuriose e minatorie.
“Agli atti, in realtà, c’è soltanto una telefonata di quarantacinque minuti”, ha detto. “Ritengo che se il mio cliente avesse realmente usato termini poco ortodossi, la madre avrebbe potuto riagganciare la cornetta e, invece, non l’ha fatto”.
Adesso, dopo la richiesta di attenuazione della misura cautelare da parte del legale, si attende la trasmissione del parere del pm e il pronunciamento del gip Marinelli. La decisione è prevista per oggi.