ANNO 16 n° 274
Minacciata di morte e perseguitata per anni
arrestato l'ex marito
Ad indagare sulla storia la Squadra mobile diretta da Fabio Zampaglione
08/03/2012 - 02:16

di Alessia Serangeli

VITERBO – Proprio nel giorno che omaggia le donne, la storia di una giovane viterbese vessata, minacciata di morte e perseguitata per anni dal padre della sua bambina.

Ha subito appostamenti e telefonate minatorie; è stata tacciata con epiteti irripetibili, anche davanti alla piccola che, oggi, ha appena dieci anni; si è spesso ritrovata con l’auto danneggiata ed è stata costretta a cambiare indirizzo più di una volta. E a nulla sono valse le denunce, i divieti di avvicinamento e persino le misure cautelari disposte a suo carico.

La storia. Tutto comincia alla fine dell’estate 2008, quando la donna chiede la separazione. Un classico: il marito (un viterbese di 38 anni disoccupato) non vuole saperne e inizia a molestarla. La segue e le fa vere e proprio imboscate sotto casa. L’aspetta all’uscita dal lavoro per insultarla e la chiama ripetutamente al telefono per arrivare a ingiuriare anche i suoi genitori.

“Sei una poco di buono (nemmeno a sottolineare che il gergo usato era di tutt’altra natura, ndr). Sei una drogata come tuo padre”. E capitava, a volte, che a rispondere al telefono fosse la figlioletta, sulla quale “l’uomo esercitava violenza psicologica”, hanno riferito gli uomini della Questura. “Sei diventata una serpe come tua madre. Lo so che ti fa vedere i film porno con Rocco Siffredi”. (Frasi terribili dette ad una bambina di sei, sette e otto anni, che non sa nemmeno cosa significhi la parola “porno”, ma che, semmai, conosce a menadito i nomi dei personaggi Walt Disney).

Nel dicembre dello stesso anno, la donna (di qualche anno più piccola dell’ex marito) chiede aiuto in Questura, dove sporge denuncia. Gli uomini della Squadra mobile avviano le indagini del caso e la Procura emette il primo provvedimento a carico del 38enne: divieto di avvicinamento all’ex moglie, alla figlia, e ai luoghi da loro frequentati. Un deterrente che, praticamente, non serve a niente se non a farlo infuriare ulteriormente.

Durante il periodo natalizio, infatti, la situazione peggiora: appostamenti e telefonate minatorie si fanno più frequenti (anche all’indirizzo e al numero dei genitori della donna), tanto che l'Autorità giudiziaria dispone per l’uomo un’ordinanza di custodia cautelare in regime di detenzione domiciliare. Notificata dagli uomini della Mobile nel gennaio 2009.

Scaduti i termini qualche settimana più tardi, il copione è sempre lo stesso: imboscate; minacce e ingiurie indicibili. Ad aprile il secondo divieto di avvicinamento che, come la prima volta, non sortirà alcun effetto sulla condotta vessatoria dell’uomo nei confronti dell’ex moglie e della loro bimba.

Nel mese di settembre viene arrestato di nuovo. E, di nuovo, gli viene concesso il beneficio dei domiciliari. Qualche settimana e tornerà libero (di nuovo). Da allora (era il 2009) ad oggi (è il 2012) sono trascorsi tre anni. Di inferno per la povera donna, perché l’ex marito (a dispetto della condanna ad un anno ed otto mesi più la sanzione pecuniaria di cinquemila euro inflittagli dal tribunale viterbese per i fatti compresi tra il 2008 ed il 2009) ha continuato a molestarla e ad esercitare violenza psicologica sulla loro bimba.

Nel novembre 2011 la donna è costretta a sporgere la terza denuncia in Questura. Ad occuparsi del caso sono sempre i poliziotti del dirigente Zampaglione che, dopo aver avviato un’attività info-investigativa certosina, riescono ad acquisire nuove prove sull’attività di stalking messa in atto dall’uomo, e trasmettono una dettagliata informativa negli uffici di via de Lellis.

Ieri mattina la Procura emette l’ennesimo provvedimento: custodia cautelare. Sempre, però, con il beneficio dei domiciliari.

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