ANNO 16 n° 273
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L'aggressore al pm: ''Era in debito con me''
Lungo interrogatorio dell'uomo, pregiudicato, davanti agli inquirenti

VITERBO – Deve rispondere di tentato omicidio il presunto aggressore del trentunenne che, da ieri, si trova ricoverato in gravi condizioni all’ospedale Belcolle di Viterbo.

Si tratta di Mirco Giuliani, classe ’78, già noto ai carabinieri della stazione locale per diversi precedenti penali inseriti nel suo casellario giudiziale.

I militari dell’Arma, diretti dal maresciallo Paolo Lonero e facenti capo al colonnello Gianluca Dell’Agnello, stanno cercando di ricostruire la dinamica dei fatti e, in particolare, i motivi che hanno portato il trentaseienne ad accoltellare l’amico, Alessandro Urbani, di cinque anni più piccolo e pregiudicato anche lui.

Vecchi rancori, questioni insolute, forse legati a mercati illeciti, sarebbero alla base dell’aggressione. “Aveva un debito con me che non voleva saldare”, avrebbe detto davanti ai carabinieri e al sostituto Stefano D’Arma Mirco Giuliani durante il lunghissimo interrogatorio, sostenuto prima alla caserma di via de Lellis e, successivamente, negli uffici di via Falcone e Borsellino.

L’uomo, nella tarda mattinata di ieri, aveva chiamato l’amico, vicino di casa, invitandolo a raggiungerlo nel suo appartamento: qui una breve discussione e, poi, i tre fendenti all’addome e alla schiena. Il trentunenne era riesciuto a liberarsi e a correre dritto verso casa sua, dove c’era la madre che, alla vista del figlio sanguinante, aveva chiamato il 118 comprensibilmente spaventata.

Con estrema tempestività, nell’appartamento del centro storico erano quindi giunti i soccorsi sanitari e gli uomini di Lonero: i primi resisi conto della gravità delle condizioni del trentunenne, avevano subito chiesto l’intervento dell’eliambulanza; mentre i secondi avevano iniziato la caccia all’aggressore per tutte le possibili vie di fuga del paese cimino. Una manciata di minuti più tardi l’aggressore era stato fermato alla stazione, in procinto di salire sul primo autobus in partenza nel tentativo, fallito, di far perdere le proprie tracce.

Giuliani, quindi, era stato condotto prima nella caserma di Soriano, quindi al Comando provinciale dei carabinieri per l’espletamento delle formalità di rito e dichiarato in stato di fermo per tentato omicidio. Poi, ancora, il confronto con il magistrato in tribunale. Adesso si trova nel penitenziario viterbese di Mammagialla.

La vittima, invece, dopo essere stata sottoposta ad un delicato intervento chirurgico (un fendente gli avrebbe perforato l’intestino), si trova ora in rianimazione all’ospedale Belcolle: i medici viterbesi si sono riservati la prognosi per via della situazione estremamente delicata. Nella peggiore delle ipotesi - se il trentunenne non dovesse farcela - il capo di imputazione che l’autorità giudiziaria andrebbe a contestare a Giuliani sarebbe ben più grave.

A disposizione degli inquirenti, adesso, c'è il coltello a serramanico che il trentaseienne aveva abilmente tentato di occultare in un terreno, ma che è stato invece recuperato dai carabinieri. Giuliani, infine, aveva da poco finito di scontare una condanna a quattordici mesi per violenza privata.

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