ANNO 16 n° 267
La macchina del tempo: Alpine, la guida dell’auto e il dibattito bambino-adulto
Rubrica 'Pubblicittà' a cura di Elsa Berardi

Fonte Immagine: Engage

VITERBO - Esistono visioni tanto forti, o tanto belle, o tanto irrealistiche su cui il dubbio, spesso espresso con proprietà di scienza, diviene tassativo. In questa categoria non rientra il fine promozionale in sé, incline invece a incuriosire e allettare, ma l’adattamento dei linguaggi dello spot alla produzione di tensione, di dibattito ben più che folclorico e dispersivo: di, in un termine-chiave, interesse mediatico.

E cosa ci procura fazioni e distinzioni se non la resa spettacolare di un’esigenza pratica (intento discutibile, ma sicuramente funzionante)? Pubblicittà ha iniziato il suo cammino nel Viterbo News con l’analisi dello spot di Esselunga, un’emozionante narrazione sulla quotidianità delle famiglie al supermercato.

La dissertazione, coincisa e imparziale, ha tentato di non interpolare il messaggio del filmato con la diversità delle opinioni espresse a riguardo, pur avanzando un radicale interrogativo: occorrono la climax e la creazione di dialettica per dichiarare i pregi di un bene? È certo, occorrono; anche se questo spaventa, possono affabulare e suscitare apprezzamento in modi alquanto variegati.

Ma quando dobbiamo dormire, guidare e fare la spesa, dev’essere la climax a muoverci o i pregi, resi noti, del bene? Beh, la grazia di un profumo ci porta a desiderarlo, ma il volto celebre che lo pubblicizza, personalizzando l’impianto del prodotto, ci spinge ad emulare il suo momento di beauty-care, a scavalcare reticenze e limiti.

Guidare: che impresa ardua! Nello spot della nuova A290, auto elettrica dalla linea invitante prodotta da Alpine, i bambini protagonisti non ce lo ricordano direttamente, ma, com’è tipico dell’età, ci dicono senza fronzoli che essere adulti è una barba. Escludendo la facoltà di guidare un’auto, sia chiaro. Ma lo spot si apre esattamente così: un collage di voci di bimbi che guardano il mondo da prospettive privilegiate, siano esse la casa di bambole o un bizzarro primo piano.

Per riportare il tenore di alcune “massime”: “Essere adulti è una fregatura. Gli adulti devono lavorare tutto il giorno. Quando arriva la posta, sono solo bollette”, tirata che è conclusa da un parere opinabile (particolarmente inflessibile, data la sua attribuzione ai bambini) sul mondo dei grandi. “Vero, ma noi possiamo guidare!”, dice gaio un uomo al volante della sua A290, che viaggia a pieno ritmo in un contesto stradale fiammante, decisamente engaging.

Alpine è nota per i suoi modelli eleganti e sofisticati, con prestazioni che, in particolare sull’elettrico, costituiscono un buon concorrente di quelle garantite da altri marchi. Ma l’auto è sede di scambi e lentezza, velocità e abitudine, soddisfazione e code lunghissime: l’eterogeneo dei contesti “guidabili” è l’elemento principe del muoversi su quattro ruote, reso con un’ironia rimasta concentrata sul caricaturale. Il bambino capriccioso e il grande affermato, forse insoddisfatto, ma finalmente nella macchina portata (e scelta) da lui. Cosa non torna? Cosa non suona?

Nulla di tanto rilevante, ma ciò che potrebbe stonare ai palati degli insider, soprattutto se fiduciosi in un messaggio reiterabile, è l’apparente diffidenza dello spot verso una riconciliazione. Alcuni fruitori adulti, da tempo genitori o a contatto con l’infanzia per mestiere, potrebbero rimanere piuttosto abbottonati davanti alle declinazioni di sarcasmo proposte, tanto imputate ai più piccoli. Ma i bambini hanno davvero intenti divisivi nel comunicare oppure, fatte le dovute specifiche, la sincerità è il tratto prezioso della loro fisiologia?

E per i grandi – non solo gli educatori – il privilegio emergente è quello di guidare l’auto? Certo, non si sarebbe dovuto (né potuto per ragioni di sintesi) evidenziare caratteristiche ugualmente entusiasmanti, ma l’auto è talvolta contatto, energia, l’energia di passare a prendere il proprio figlio a scuola e chiedergli della giornata vissuta. E magari sentirsi rispondere “che brutta domanda, andiamo al parco?”, non proprio l’esempio di una mezza misura.

Ma conciliare, coniugare, integrare in un racconto non è cedere alle mezze misure, bensì estendere le potenzialità di un’esperienza, dalla scelta del tavolo da cucina al viaggio in macchina, magari in famiglia.

Liberatoria, essenziale e temeraria, la reclame non è morbida, ma riesce comunque a piacere. Mettendo i puntini sulle “i”, come alla fine di ogni analisi… Al Roxy Bar ci si va per non essere giudicati, come ogni vita maleducata prescrive. Però, il ritornello lo dice: lì ci si trova, anche se forse non ci incontra. Ci si vede, si prova a vincere la comfort zone, a credere di poter essere onesti, ma insieme. Onesti come un bambino a cui tu, adulto, sai un bel po’ noioso. Forti come un adulto a cui il suo sé bambino avrebbe detto di guardarsi intorno, per dare importanza a quanti tragitti, in macchina o a piedi, sono ancora da fare e raggiungere.




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