ANNO 16 n° 276
La legge svuota carceri non funziona: a Viterbo +300 detenuti
Nella Regione i reclusi sono 6.531

I detenuti presenti attualmente nelle 14 carceri della Regione Lazio sono 6.531: per la prima voltasi sfonda quota 6.500, a Viterbo sono 300 in più rispetto al limite consentito. In poco meno di 60 giorni, da gennaio ad oggi, infatti, i reclusi sono aumentati di 154 unità: sono questi i dati che certificano, in maniera inequivocabile, l’'inutilità' nel Lazio della “legge svuota carceri”.

«Ormai - ha detto il Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni – non si parla più del provvedimento varato dal governo a dicembre che, secondo le stime, avrebbe dovuto svuotare le carceri concedendo la possibilità di scontare agli arresti domiciliari l’ultimo anno di pena. Nella nostra regione non solo non si sono visti i benefici ma, anzi, i reclusi continuano a crescere in maniera impressionante, con tutte le drammatiche conseguenze che questo implica».

Dopo un leggero decremento delle presenze registrato a gennaio, infatti, il trend dei reclusi nelle carceri della regione è tornato a salire: il 15 febbraio i detenuti erano 6.398, il 27 marzo sono arrivati a toccare quota 6.531, 1870 in più rispetto alla capienza regolamentare. Rispetto ad un anno fa (quando i detenuti erano 6.082), c’è stato un incremento di 416 unità. Attualmente nelle celle della Regione sono reclusi 6087 uomini e 444 donne.

Il dato di maggior allarme è quello del sovraffollamento, registrato un po’ in tutte le carceri della Regione: a Latina (dove i detenuti dovrebbero essere 86 e sono invece più del doppio), Viterbo (300 detenuti in più rispetto alla capienza), Frosinone (oltre 200 reclusi in più), Rebibbia N.C. (oltre 500 in più) e Regina Coeli.

«Piano Carceri, legge svuota carceri; l’esperienza di questi mesi dimostra che la politica degli annunci spot è fallimentare - ha detto Marroni -. Sovraffollamento, inadeguatezza delle strutture, cronica carenza di risorse umane e finanziarie e tutte le altre criticità del pianeta carcere dovrebbero essere risolte con un intervento strutturale che parta dalla politica. Purtroppo, in questo momento, le priorità dell’agenda politica sono altre».

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