ANNO 16 n° 139
Il processo social ai noccioleti: se coltivare la terra diventa una colpa
Ora parla il Presidente Monfeli

VITERBO - I social network sono ormai lo specchio fedele di una deriva culturale preoccupante, dove l'approssimazione e il pregiudizio sostituiscono sistematicamente la lettura e la comprensione dei fatti. L’ultimo esempio, in ordine di tempo, emerge chiaramente dall'analisi dei commenti social a un comunicato recentemente pubblicato sulla pagina Facebook di ViterboNews24 

Un post che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto aprire un dibattito o informare, ma che nei fatti si è trasformato nell'ennesimo palcoscenico per un’ondata d'odio ingiustificata. Analizzando la sezione commenti, il primo dato che balza agli occhi è tanto evidente quanto desolante: pochissimi utenti hanno effettivamente letto e compreso l’articolo. La stragrande maggioranza si è fermata alla superficie, e una sola parola chiave è bastata a innescare il riflesso condizionato del risentimento: 'nocciole'.

Il processo ai noccioleti: se coltivare diventa una colpa Il cuore delle critiche si concentra su un’accusa tanto grave quanto paradossale: i produttori avrebbero 'deturpato il territorio' a causa dell'impianto dei noccioleti. Leggendo queste reazioni, sembra quasi che gli agricoltori non abbiano più il sacrosanto diritto di coltivare la terra secondo la propria vocazione professionale, l'esperienza generazionale e, soprattutto, nel pieno rispetto delle disposizioni di legge.

Si assiste a un ribaltamento logico e democratico: secondo la narrazione degli odiatori da tastiera, chi lavora la terra avrebbe l'unico dovere di piegarsi alle volontà e ai desideri estetici o ideologici di chi guarda la campagna da fuori. Una frangia di cittadini che crede di vantare più diritti dei produttori stessi, pretendendo di decidere cosa debba o non debba essere piantato, ignorando le regole del diritto, i sacrifici economici e la fatica quotidiana che stanno dietro a un’azienda agricola. In questo clima di ostilità conclamata, l’aspetto che desta maggiore preoccupazione non è tanto l'aggressività dei singoli utenti, quanto il silenzio assordante delle istituzioni.

La corilicoltura sta attraversando una crisi profonda e complessa. Nonostante siano stati attivati diversi tavoli tecnici per affrontare le problematiche del settore, le istituzioni non solo non forniscono indicazioni chiare sul futuro e sulle misure di sostegno alla crisi della nocciola, ma restano drammaticamente mute davanti a questa deriva di odio sociale che non ha precedenti. Il forte dubbio che sorge, e che si fa ogni giorno più concreto, è che la politica e le autorità abbiano semplicemente paura di esporsi a favore di chi la terra la coltiva. Per mero calcolo elettorale, per non perdere il consenso di quella fetta di opinione pubblica rumorosa e ideologizzata, si preferisce tacere, assecondando di fatto gli odiatori e lasciando i produttori da soli a fare da capro espiatorio.

Questo isolamento sta producendo effetti concreti sulla vita e sulla serenità di chi lavora la Terra, tra i coltivatori di nocciole comincia a montare una paura reale e tangibile.

Quando il dibattito pubblico viene esasperato a tal punto e la figura dell'agricoltore viene criminalizzata senza argomentazioni valide, il rischio tangibile è che si passi dallo schermo alla realtà. In un clima d'odio generale così surriscaldato, purtroppo, dall'odio verbale al gesto folle di qualche irresponsabile il passo rischia di essere drammaticamente breve. È tempo che le istituzioni escano dal loro guscio di prudenza elettorale e tornino a difendere la legalità, il lavoro e la dignità di un settore che è da sempre il motore economico e presidio del territorio.

Il Presidente Fernando Monfeli




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