ANNO 16 n° 138
Tuscia, allarme nocciole: agricoltori in piazza contro crisi e rincari
L’associazione Asta denuncia il difficile momento del settore corilicolo tra produzione in calo, costi elevati e mercato instabile: “Servono interventi immediati”
18/05/2026 - 07:05

CAPRAROLA - Cresce la preoccupazione nel comparto agricolo della Tuscia, dove i produttori di nocciole tornano a chiedere attenzione alle istituzioni nazionali davanti a una crisi che, secondo gli operatori del settore, rischia di mettere in ginocchio una delle principali economie del territorio viterbese.

A lanciare l’allarme è l’Associazione spontanea per la tutela degli agricoltori (Asta), che denuncia le difficoltà vissute da migliaia di aziende agricole alle prese con raccolti ridotti, aumento dei costi di produzione e un mercato sempre più complicato.

Tra le criticità evidenziate dagli agricoltori ci sono gli effetti dei cambiamenti climatici, le gelate tardive e la diffusione della cimice asiatica, fattori che negli ultimi anni avrebbero inciso pesantemente sulla resa dei noccioleti della provincia.

Secondo i numeri diffusi dall’associazione, il comparto coinvolge nella Tuscia circa 6.300 aziende agricole distribuite su circa 22mila ettari coltivati, con un importante impatto occupazionale che interessa imprenditori, lavoratori stagionali e attività collegate alla filiera.

Gli operatori sostengono che, mentre i ricavi si sarebbero progressivamente ridotti, le spese per energia, irrigazione, fertilizzanti e gestione dei terreni sarebbero aumentate in maniera significativa, rendendo sempre più difficile mantenere in equilibrio i bilanci aziendali.

A destare ulteriore preoccupazione è anche l’andamento della stagione produttiva in corso. Molti agricoltori temono infatti un nuovo calo della raccolta prevista tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno.

Il presidente di Asta, Fernando Monfeli, critica l’assenza di risposte concrete da parte della politica nazionale e chiede misure straordinarie per sostenere il comparto agricolo della provincia di Viterbo.

Secondo l’associazione, gli agricoltori non reclamano trattamenti privilegiati, ma strumenti adeguati per affrontare emergenze considerate fuori dal controllo delle aziende, come le condizioni climatiche estreme, la crisi dei prezzi e la diffusione dei parassiti.

Nel documento diffuso da Asta viene inoltre evidenziata la distanza tra le politiche annunciate sul tema della sovranità alimentare e la realtà quotidiana vissuta dalle imprese agricole della Tuscia, alle prese con una situazione economica definita sempre più difficile e strutturale.






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