

di Roberto Pomi
VITERBO - ''Condanniamo con fermezza l'attentato alla sede del giornale Charlie Hebdo, così come ha sempre condanniamo qualunque atto terroristico da chiunque commesso. Non ha bisogno di dissociarsi da quanto accaduto in Francia, perché niente è più estraneo all'Islam di queste azioni barbare e incivili. Nessuno può uccidere in nome di Dio''.
Così, senza mezzi termini e con estrema fermezza il presidente dell’Associazione culturale islamica di Viterbo, Nabil Al Zeer, palestinese, in Italia da 44 anni, condanna i fatti di Parigi e, insieme ai suoi collaboratori, ha deciso di mandare i propri rappresentanti in piazza del Comune per partecipare alla manifestazione ''Pure noialtri se chiamamo Charlie''.
''L’Islam non è violenza - afferma Nabil -, questi atti terroristici non hanno nulla a che fare con lo spirito della religione del profeta. Quanto accaduto danneggia per primi i musulmani che vivono in Europa. Finisce che a rimetterci siamo noi, guardati con sospetto per gesti commessi da degli esaltati. Ci rimettono i nostri figli, io ne ho quattro e sei nipoti''.
A Viterbo esiste un centro di cultura araba, in via Garbini. Un luogo di preghiera e di formazione culturale per la comunità musulmana presente sul territorio. Normalmente vi si trovano una cinquantina di fedeli, mentre nei giorni più significativi si arriva fino a 150.
''Sono palestinese e me ne sono andato via dalla mia terra, sono in pace con tutti. Anche con gli ebrei. Non ho mai imbracciato un’arma e non intendo farlo – racconta Nabil -. Sono tre giorni che non dormo, con i fatti di Parigi sta tornando il clima che si è venuto a creare dopo l’11 settembre. Ci sono persone, anche in Italia, che stanno cogliendo la palla al balzo per istigare all’odio. Questa è una cosa sbagliata e terribile''.
Nabil, appena saputo della manifestazione viterbese, ha chiesto ai più giovani della comunità islamica di spargere la voce e d’invitare quante più persone possibile a partecipare. Ha anche dato mandato a chi cura il sito internet dell’associazione viterbese di inserire un pensiero di condanna per i fatti di Parigi e per il terrorismo in genere.