ANNO 16 n° 275
La clinica Nuova Santa Teresa di Viterbo
Denuncia shock: ''L'assistenza? Qui la devi pagare''

VITERBO – ''Non siamo in grado di garantire l'assistenza infermieristica a suo suocero. Non abbiamo personale a sufficienza, dovete provvedere da soli''. Queste le sconcertanti parole che si sarebbe sentita rivolgere una donna che aveva appena ricoverato il suocero ottantenne nella clinica Nuova Santa Teresa di Viterbo.

Ma il bello, anzi in brutto, è arrivato subito dopo. Non appena la donna ha ribattuto che l'anziano congiunto era stato mandato nella struttura privata dal pronto soccorso dell'ospedale di Belcolle, quindi non di sua spontanea volontà e che comunque, essendo lei di Roma, non conosceva nessuno cui chiedere di assistere il suocero, si sarebbe sentita rispondere: ''Possiamo suggerirle noi la persona giusta. Abbiamo un elenco di nomi da indicarle''. La donna ha rifiutato l'offerta e, indignata, ha deciso di rendere pubblica la vicenda.

Detta così, si potrebbe supporre che all'interno della Nuova Santa Teresa qualcuno abbia organizzato e gestisca un vero e proprio business dell'assistenza a pagamento, con tanto di ''lista di collocamento''. E questo a prescindere da ogni altra considerazione sugli standard minimi di assistenza che una struttura sanitaria, sebbene privata, deve essere in grado di garantire.

Ma c'è un altro particolare, svelato dalla donna, che getta un'ombra ancora più sinistra sulla faccenda. A suggerirle di assoldare un  esterno per assistere il suocero non sarebbero stati solo gli infermieri, ma ben due medici. Dapprima una dottoressa e poi un suo collega.

''Mi hanno detto – racconta – che nel reparto in cui è ricoverato il padre di mio marito ci sono solo due infermiere. E' quindi materialmente impossibile assistere un paziente così 'difficile' come è stato definito mio suocero. Io – aggiunge – ho risposto che per alcune ore al giorno saremmo state presenti la moglie o io personalmente. Che avremmo provveduto noi ad aiutarlo durante i pasti. Ma loro hanno controbattuto che non era sufficiente perché serve una presenza di almeno sette ore al giorno. E mi hanno ribadito per la terza volta che avrebbero potuto indicarmi loro la persona da incaricare''.

Alla domanda su quanto le sarebbe costato questa sorta di ''badandato'' contro terzi, risponde: ''Mi hanno parlato di dieci euro l'ora, una settantina di euro al giorno''. Ovviamente tutto al nero. 

Qualora la denuncia shock risulti fondata, sarebbe interessante sapere chi abbia organizzato il ''mercato'', da chi è gestito, chi ci lucra e se tutto giò avvenga all'insaputa della proprietà della struttura sanitaria.

Tra l'atro, la donna sostiene che al suocero, in quattro giorni di degenza, non sarebbe stata fatta una diagnosi esatta (''solo dopo le nostre insistenze - sostiene - ci hanno detto che potrebbe avere una setticemia''), non avrebbe ricevuto cure adeguate sia dal punto di vista farmacologico (''non gli sono stati somministrati i medicinali di cui ha bisogno'') che medico (''per quattro giorni non gli è stato medicato un decubito, che nel frattempo si è ulteriormente allargato''). Ma questo è un discorso a parte.

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