ANNO 16 n° 275
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Ruspe in azione a Canepina
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Day after a Canepina - Ruspe e pale in azione per ripulire il paese

Ruspe, camion, pompe, pale, secchi in azione fin dalle prime luci del giorno a Canepina per il day after dell’alluvione che ha sconvolto il paese. Vigili del fuoco e protezione civile, insieme agli abitanti, hanno lavorato tutto il giorno per svuotare scantinati, garage, ripostigli e cantine dal fango che li ha invasi per oltre un metro d’altezza.

L’epicentro della devastazione il vicolo 1 di via Viterbo, uno stretto budello un tempo percorso da un fosso e ora trasformato in una sorta di favelas sudamericana: locali più o meno abusivi, orti, recinzioni, cataste di legna, dove è praticamente impossibile distinguere l’area demaniale, di pertinenza dal fosso, e quelle private o divenute tali con procedure quantomeno dubbie.

 Quella “gola”, una volta valvola di sfogo per l’acqua che scendeva dalla montagna soprastante, da circa 35 anni è letteralmente sbarrata da un palazzo. E il letto del fosso, per alcune centinaia di metri, è stato edificato per tutta la sua lunghezza con una miriade di garage.

L’ondata di piena che ha trascinato tronchi, auto, una ventina, motorini, bidoni e un mare di fango, si è fermata proprio addosso al palazzo che fa da “tappo” alla gola. Da li, la marea, scura e densa, ha trovato una via di fuga verso via Viterbo ed ha scaricato la sua furia su piazza Marconi, sfondando letteralmente la porta della chiesa di San Michele Arcangelo e sommergendola in un metro d’acqua e fango. Poi ha continuato la corsa attraverso via XX settembre, in discesa, invadendo tutto ciò che si è travato davanti. E così fino a piazza Cavour, dove ha sommerso bar, negozi, magazzini. Infine, è piombata verso valle fino a piazzale Pertini, completamente devastato. Prima di rientrare negli argini del fosso ha sconquassato il nuovo alveo, costruito meno di un anno fa, proprio per evitare tracimazioni e allagamenti.

Nei garage e negli scantinati c’era di tutto, dai contenitori dell’olio, alla legna per le stufe e i camini; dalle nocciole appena raccolte e in attesa di essere vendute, ai congelatori per generi alimentari; dagli attrezzi agricoli ai ricordi di famiglia. Tutto spazzato, distrutto, comunque perso in meno di mezzora.

“Non avevamo mai visto una cosa del genere – racconta una donna intenda a ripulire uno scantinato -, abbiamo perso tutte le nocciole raccolte, una tanica d’olio e perfino la vecchia macchina per cucire di mia nonna. E’ stata una sciagura”. Già, una sciagura. Resta da capire quanto quella bidonville costruita nel vicolo parallelo a via Viterbo abbia contribuito a provocarla.

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