

Aumenta di ora in ora la contabilità dei danni causati dall'alluvione di ieri notte a Canepina.
Piazzale Sandro Pertini, a valle del paese, costruito sopra la copertura della confluenza tra due torrenti, continua a profondare e, nel corso della nottata, lo squarcio ha raggiunto circa due metri di larghezza e un metro e mezzo di profondita'. Si teme che nelle prossime ore possa implodere per tutta la superficie e ostruire completamente le gallerie sottostati in cui scorrono i torrenti.
Questa mattina, inoltre, si è scoperto che l'alveo del fiume costruito solo un anno fa dalla Regione Lazio, dopo un'altra alluvione, è stato completamente distrutto. La furia dell'acqua ha trascinato via le pesantissime gabbie in tondini d'acciaio, piene di pietre, posate per costruire gli argini di sicurezza.
A monte del paese, invece, e' andato distrutto il collettore delle acque piovane costruito dalla Provincia di Viterbo e ristrutturato l'anno scorso.
In pratica, le due opere idrauliche, costate svariate centinaia di migliaia di euro, realizzate per evitare inondazioni e danni al centro abitato, sono letteralmente saltate al primo nubifragio.
Intanto, sulle cause del disastro che ha colpito il paese cominciano a serpeggiare le polemiche. Sotto accusa, in primo luogo, la manutenzione dei corsi d'acqua, l'edificazione di case, rimesse agricole, magazzini troppo vicino agli argini se non addirittura nei letti dei molti fossi che dai Cimini scendono a valle.
Non manca chi chiama in causa i proprietari dei castagneti e dei noccioleti che, prima della raccolta, tagliano completamente l'erba trasformandoli in vere e proprie distese di terra battuta, incapace di trattenere la ben minama quantita' di pioggia e causa prima delle violente piene che rovinano a valle.
In definitiva, oltre alla violenza del nubifragi, c'è anche una buona dose di irresponsabilità sulla gestione del territorio all'origine delle alluvioni che hanno colpito Canepina negli ultimi due anni.
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