ANNO 16 n° 274
''Casale abbattuto,
per noi tutto ok''
L'assessore Saraconi fa chiarezza
sul manufatto demolito sulla Cassia

VITERBO – ''Non tutto ciò che è vecchio è di valore. E quello non era un casale di pregio’’. Così l’architetto Raffaela Saraconi, assessore all’Urbanistica, ha replicato ieri in consiglio comunale ad una precisa interrogazione formulata da Augusta Boco, esponente del Partito democratico. L’argomento è il casale lungo la Cassia nord, quasi di fronte al cimitero di San Lazzaro, di proprietà privata e abbattuto alcune settimane fa. Al suo posto, e nell’ampio e bel terreno retrostante, dovrebbero sorgere degli appartamenti.

La storia era stata raccontata su queste colonne. Più che altro per le perplessità avanzate da alcuni appassionati di storia e di arte viterbese, che chiedevano lumi sulla vicenda. Nulla di strano, visto che comunque si parla di una proprietà privata, per altro non soggetta a particolari vincoli, ma soltanto la voglia di saperne qualcosa in più, anche perché lungo la recinzione che affaccia sulla Cassia è rimasto intatto uno splendido fontanile antico. Si è venuto così a sapere che il progetto, con relative autorizzazioni risale ad una precedente amministrazione di centrodestra, e che solo ora è stato messo in atto dal proprietario del terreno. ''Ci siamo subito attivati e abbiamo verificato – ha ripetuto Saraconi –, per noi è tutto regolare. L’attenzione su questi temi è massima da parte degli uffici’’. Insomma, un po’ di chiarezza è stata fatta, senza le solite polemiche. Se ci fosse qualche altro passaggio, semmai, bisognerebbe guardare alla Soprintendenza.

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E altra ne potrà arrivare quando verranno consegnati al consigliere comunale (e capogruppo) di Forza Italia Claudio Ubertini gli atti relativi a questa pratica. L’esponente forzista, infatti, ancora attende la consegna brevi manu di quattro diverse procedure (tra cui appunto questa), richieste già da settimane e negate dagli uffici con la giustificazione che non c’era la carta per fare le fotocopie. Anche ieri Ubertini ha rivendicato in aula il diritto (previsto dalla legge) di ottenere i documenti richiesti, e ha letto la risposta ufficiale alle sue rimostranze firmata dagli uffici: ''Mi si raccomanda di limitare queste richieste per evitare sprechi. Una risposta che io reputo inammissibile’’, ha detto il consigliere. Da parte dell’amministrazione, invece, gli si è fatto notare come il budget per le fotocopie sia risicato e che dunque veniva intaccato sensibilmente, specie quando si devono stampare faldoni corposi. Di qui i bizzarri suggerimenti di ''venirsi a scegliere di persona’’ quali parti di documenti stampare e quale no. Ubertini, esterrefatto, ha risposto: ‘’Non sono in grado di decidere quali fogli mi servano e quali no’’. E i diritti di un consigliere non andrebbero certo immolati sull’altare della spending review tanto, troppo, di moda…

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