ANNO 16 n° 273
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Il sindaco di Canepina Aldo Maria Moneta
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Canepina, massacro infinito al castello
L'immobile reso irriconoscibili da opere di dubbia legalitą; e il Comune tace

CANEPINA - Prosegue indisturbato il massacro del castello degli Anguillara a Canepina, edificato in parte nel XIII-XIV secolo e in parte nel XVI. L'anarchia regna incontrastata a dispetto delle leggi e dei vincoli architettonico e paesaggistico cui l'immobile è sottoposto fin dal 1909 e confermati con le successive leggi del 1929 e del 1939. Gli fregi in corso nell'ala rinascimentale del castello sono solo l'ultimo episodio di una serie infinita, cominciata negli anni Settanta e proseguita fino a oggi nell'ignavia assoluta delle amministrazioni comunali e della Soprintendenza.

Per dare il segno di quanto la situazione sia degenerata, basta compiere un giro in via Poggio: antenne paraboliche, tettoie di tutte le fogge e dimensioni, canne fumarie, infissi in metallo, ingorghi di cavi sulla facciata, porte e finestre aperte nelle mura trecentesche. Si potrebbe pensare che si tratti di roba vecchia, risalente appunto a 35-40 anni fa e che nel frattempo gli amministratori locali abbiano preso coscienza della fondamentale importanza di preservare le vestigia più antiche e significative del luogo mettendo al bando tutto ciò. Ma non è affatto così.

Lo scempio continua senza argini: il permesso a costruire che sta devastando uno degli ultimi tratti integri dell'ala rinascimentale dell'immobile è stato rilasciato nel marzo 2011. In seguito altre nefandezze su edifici sottoposti a vincolo sono state autorizzate in varie parti del centro storico. E non c'è nemmeno da sperare che l'amministrazione in carica da pochi mesi voglia e possa cambiare verso.

Il nuovo sindaco Aldo Maria Moneta, interpellato in proposito, ha liquidato la faccenda affermando di non avere nulla da dichiarare. Non è stato possibile strappargli un commento né dal punto di vista estetico né sull'opportunità di rilasciare quella e altre sciagurate anchorché illegali autorizzazioni a costruire. E ha dato evidenti segni di nervosismo quando gli è stato chiesto se avesse in programma di impedire il ripetersi di situazioni analoghe. Tanto che si è rifiutato di rispondere alla domanda. Insomma ha infilato la testa sotto la sabbia. Tu quoque, Aldo Maria, ...?

Se il comune sta a guardare, la Soprintendenza competente ha girato la testa dall'altra parte per non vedere. Nelle scorse settimane, solo dopo varie sollecitazioni ''dall'alto'', ha inviato una richiesta di chiarimenti all'ufficio tecnico comunale, che è un po' come chiedere all'oste se il vino è buono, giacché è stato proprio l'ufficio tecnico a istruire la pratica. Secondo quanto si è appreso, la stessa Soprintendenza avrebbe giudicato lacunosa e sotto alcuni aspetti reticente l'informativa ricevuta, tanto che si accingerebbe a compiere un sopralluogo. La lunga latitanza della Soprintendenza, che in vari casi è di fatto diventata complicità, sta per finire? Si vedrà.

A oggi anche l'opposizione pentastallata al comune di Canepina sembra aver infilato la testa sotto la sabbia. E comunque, visto che non ha nulla da dire in proposito, è come se lo avesse fatto.

EppurE qualcosa sembra nuoversi. Dopo anni di menefreghism, un gruppo di canepinesi ha deciso di impegnarsi per la tutela di quel che resta del patrimonio storico-artistico locale. Nei giorni scorsi si sono incontrati per un primo contatto. La strategia adottata sarebbe stata delle più drastiche: vista l'inaffidabilità del Comune e la latitanza della Soprintendenza, da oggi in poi sarà denunciato all'autorità giudiziaria ogni intervento edilizio in odor d’irregolarità o autorizzato senza il rispetto pedissequo delle norme. Era ora. E ogni iniziativa intrapresa sarà adeguatamente diffusa. 

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