ANNO 16 n° 275
Inferti altri gravi sfregi al castello Anguillara di Canepina
02/10/2014 - 14:36

di Beniamino Mechelli

CANEPINA – Tre brevi ma essenziali premesse.

1) Quest’articolo è vivamente sconsigliato a quanti sono abituati a ubbidir tacendo; agli yes-man che accondiscendono servilmente a qualsivoglia forma di potere, a quelli che ''qui tutto va bene madama la marchesa''. E' ancor più vivamente sconsigliato agli emuli delle tre scimmie che non vedono, non sentono e, tanto meno, parlano. Quest'articolo, se letto, potrebbe causare loro una serie di gravi effetti collaterali. Il più grave dei quali è quello di rendersi improvvisamente conto di essere ciò che sono.

2) A coloro che hanno inviato la lettera da cui scaturisce quest'articolo, i quali auspicano che il loro scritto ''possa superare la censura di regime…'': sappiano, costoro, che questo giornale e i suoi giornalisti non rispondono a nessun regime, non accettano né impongono censure. E crediamo di averne data ampia dimostrazione in più occasioni, per ultima, in riferimento a Canepina, con la campagna contro i veleni sparsi nei castagneti dei Cimini.  A proposito di censure e di accondiscendenza ai vari regimi potrei aggiungere ben altro nei loro confronti e di chi li ha preceduti, ma sapendo di avere io il coltello dalla parte del manico, mi astengo.

3) Agli stessi autori della lettera da cui scaturisce quest’articolo, i quali, pur avendo firmato la missiva, chiedono di non svelare i nomi. Ricordo loro che i regimi nascono e si consolidano proprio quando c’è gente che si comporta così, che chiede ad altri di togliere le castagne dal fuoco, perché ''tengono famiglia'', perché ''prima o poi potrebbero avere bisogno di qualcosa'' e via tremando e gemendo. Preciso infine che sull'argomento è stata inviata anche un'altra lettera, ma anonima. Per questo motivo non la teniamo in considerazione.

Esaurite le premesse, entriamo nel merito: gli scempi che si stanno consumando nell'ala rinascimentale del cosiddetto castello degli Anguillara (in realtà l'immobile non è mai stato un castello; l’unico corpo edificato a scopi per cosi dire dinfensivi  è proprio l'ala rinascimentale attigua al torrione in via Poggio, sulla quale sono in corso gli interventi edilizi denunciati dalla lettera).

Che dire in proposito? Si rassegnino i canepinesi, almeno quei canepinesi che hanno a cuore le umili e purtuttavia significative testimonianze storico-artistiche-paesaggistiche del luogo. Quanto sta avvenendo altro non è che la prosecuzione di un malcostume antico ancorché fuorilegge. Un malcostume che non si sta abbattendo solo sul castello degli Anguillara. Basterebbe fare un giro nel centro storico con occhio attento per individuare altre situazioni analoghe consumate in date anche recenti.

Ora, l’amministrazione comunale in carica potrebbe rispondere che lì è tutto in regola, che i proprietari hanno tutte le autorizzazioni, le licenze, i nullaosta, i timbri, i bolli e via dicendo. Ma la faccenda non va affrontata solo dal punto di vista della legittimità, ammesso che tutto sia legittimo. Il problema vero è d’opportunità. Era il caso di proseguire nell’aggressione che dal secondo dopoguerra in poi ha di fatto reso irriconoscibile il castello? Non bastavano i garage costruiti a ridosso della torre principale, le logge in cemento, le scalinate, le porte, le tettoie, gli infissi in metallo, le canne fumarie? Davvero non si poteva far nulla per evitare quella selva di antenne paraboliche che avrebbero vietato perfino in Uganda?

Perché avviene tutto ciò? Perché ogni garage, ogni antenna parabolica, ogni canna fumaria ha prodotto una ''rendita elettorale'' e non solo.  Cosa fare per fermare questo andazzo che ha devastato il paese e potrebbe continuare a devastarlo? Innanzi tutto verificare uno a uno tutti i sessantatré immobili sottoposti a vincolo dalla Soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici del Lazio (tranne ovviamente quelli distrutti dal bombardamento, circa una dozzina). Dagli atti della medesima Soprintendenza risulta che l’ultima ricognizione e la successiva notifica del vincolo ai proprietari e la loro iscrizione nell'apposito registro risale agli anni Cinquanta, all’epoca dell’amministrazione Moneta. Da pochi mesi sindaco di Canepina è un altro Moneta, Aldo Maria. E’ auspicabile che voglia emulare il lontano predecessore e, d'intesa con la Soprintendenza, avviare in tempi celeri e certi l'operazione.

Ma non basta: la soprintendenza competente (il castello è sottoposto anche a vincolo paesaggistico) dovrebbero smetterla di sfogliare le margherite e tornare a fare il proprio mestiere. Gran parte delle nefandezze, e non solo a Canepina, è avvenuta mentre le soprintendenze erano in tutt’altre faccende affaccendate. 

Ma il ruolo principale spetta ai canepinesi che non dovrebbero farsi scrupolo di denunciare all’autorità giudiziaria e alle soprintendenze ogni sfregio contro il patrimonio storico-artistico locale. In fondo basterebbe poco: un po' di coraggio.

 

 

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