


VITERBO – Almeno 10 infermieri meno dello stretto necessario (3-4 al pronto soccorso, 4 in medicina, 3 in altri servizi); i medici precari mandati in ferie ''d’ufficio'' perché, per ordini superiori, devono smaltire tutte le ore arretrate, tanto che, ad esempio, l’ambulatorio di oculistica sarà aperto un paio di volte nei prossimi quindici giorni. E’ davvero pesante la situazione nell’ospedale Andosilla di Civita Castellana, dove la carenza di personale ha costretto a lasciare inutilizzati alcuni posti letto. Una situazione che è compendiata appieno da una frase del direttore sanitario Franco Bifulco: ''Qui non si sta razionalizzando la spesa sanitaria, si stanno razionando i servizi i l’assistenza''.
Ad avviso di Bifulco, la sanità viterbese, come quella delle altre province del Lazio è stata ''cannibalizzata'' da Roma attraverso le cosiddette macroaree ''inventate'' dalla governatrice dimissionaria del Lazio Renata Polverini. ''Viterbo – spiega – è stata inserita nella macroarea Roma E, quella che ruota intorno all’ospedale Santo Spirito ed altre strutture. che dispone di 9,5 posti letto ogni mille abitanti. Con questo trucco, risulta che Viterbo ha disposizione oltre 4 posti letto ogni mille abitanti, mentre in realtà ne ha solo 1,8. Siamo ben al di sotto – aggiunge – dei 3,1 fissati dalla legge''.
Secondo Bifulco, la sanità laziale, proprio a causa della presenza di Roma, così comìè strutturata, non è ''salvabile''. ''Un sistema – argomenta – che cumula un miliardo di euro di debiti l'anno non può reggere. E siccome il passivo è causato per oltre il 90% da Roma, l’unica capitale europea che ha 4 policlinici e il 60% di sanità privata, non c’è che una soluzione: dividere da Roma il sistema sanitario del resto del Lazio. Solo così si potranno garantire almeno i livelli minimi d’assistenza a tutti, senza più cittadini di seria A, quelli romani, e di serie B, quelli delle province, almeno per quanto riguarda i posti letto a disposizione. Ma senza il completamento di Belcolle e al sua trasformazione in Hub, da tutti ritenuta indispensabile da anni, anche questa soluzione potrebbe risultare velleitaria''.
Ma gli effetti della spending review, nel breve medio termine provocheranno altri effetti negativi, come quelli già registrati all’Umberto I di Roma, dove il taglio dei fondi non permette più di acquistare protesi chirurgiche, almeno quelle di alta qualità. ''Al momento – dice il capo dipartimento dell’Andosilla – noi non abbiamo questo tipo di problemi, perché abbiamo scorte sufficienti. Ma da metà gennaio potremmo cominciare ad avere delle difficoltà. E, se non ci sarà un’inversione di tendenza, la situazione è destinata a peggiorare con il passare dei mesi. Anche perché – sottolinea – i tagli previsti per il prossimo anno saranno molto più forti di quelli di quest’anno''.
In siffatta situazione, tuttavia, emerge anche un aspetto positivo, tutt’altro che secondario: i pazienti dell’Andosilla, in larga misura, esprimono apprezzamento per l’assistenza infermieristica e medica che ricevono. ''Se non ci fossero i medici e gli infermieri che si fanno in quattro – dice un uomo ricoverato a chirurgia –, la situazione sarebbe ben grave. Ciò che non funziona sono alcun aspetti, come pasti, la carenza di asciugamani, carta igienica, sapone. Ma dal punto di vista strettamente assistenziale le cose vanno ancora bene. Speriamo che duri…''.