

VITERBO – E' Luigi Preiti e ha 49 anni l'uomo che ha sparato 6 colpi di pistola contro il cordone di sicurezza formato da carabinieri proprio mentre il nuovo governo Letta stava giurando al Quirinale con il presidente Giorgio Napolitano.
I due carabinieri feriti sono il brigadiere Giuseppe Giangrande, 50 anni, colpito alla gola da due colpi e ricoverato all'Umberto I, in prognosi riservata ma non in pericolo di vita. L'altro militare, Francesco Negri, 30 anni, appuntato, è stato colpito ad entrambe le gambe. Non è grave. Ferita anche una passante, probabilmente colpita da una scheggia vagante al braccio: è una donna incinta che si trovava nella zona con il marito e un altro figlio. E' stata subito soccorsa dal 118 ma non è grave.
Il primo bollettino medico per il brigadiere Giangrande parla di una “importante lesione alla colonna vertebrale cervicale” dovuta al proiettile entrato nel collo. I medici sono riusciti ad estrarlo, ma nel frattempo il proiettile aveva già provocato la lesione. Al suo arrivo, intorno alle 12.03, Giangrande era cosciente, “ma non ricordava nulla di quello che era successo”, ha detto al Corriere.it il direttore del Dea dell'Umberto 1 Claudio Modini. Giangrande non presenta altre lesioni oltre al colpo di arma da fuoco.
Preiti, calabrese di Rosarno residente in Piemonte, separato e da poco tornato a vivere nel suo paese d'origine, non avrebbe precedenti penali, ma in passato avrebbe avuto problemi con la legge. Secondo le prime informazioni, sarebbe stato in cura per problemi psichici.
L'uomo è arrivato nella piazza in giacca e cravatta e ha cominciato a sparare. Non aveva il porto d'armi. La pistola usata è un calibro 7,65 e ha la matricola abrasa. Preiti è arrivato a Roma sabato in treno da Rosarno. Ha alloggiato in un hotel del centro della Capitale dove ora è in corso una perquisizione. «Voleva suicidarsi, ma ha finito i colpi», ha poi spiegato il neoministro dell'Interno Angelino Alfano in una breve conferenza stampa al termine del primo Consiglio dei ministri del Governo Letta.
Luigi Preiti è tornato a vivere a Rosarno, in Calabria, con i genitori circa due anni fa. Lo ha riferito il fratello Arcangelo che vive ad Alessandria. Dopo essersi trasferito in Piemonte negli anni Novanta, Preiti si è sposato e la coppia ha avuto un figlio, che ora ha dieci anni. Poi due anni e mezzo fa si è separato dalla moglie ed ha scelto di tornare a vivere a Rosarno, con i genitori. La moglie ed il figlio sono rimasti in Piemonte e vivono a Predosa (Alessandria). Da diversi mesi non hanno più contatti: «Sono sconvolta, non riesco ancora a credere che lo abbia fatto», dice la ex signora Preiti, Ivana. L'ultima volta che il marito era stato a Predosa è stato lo scorso anno per la Prima Comunione del figlio.
“È apparso freddo e lucido”, riferisce un addetto alla sicurezza che ha partecipato all'arresto di Prieti, e appena bloccato ai militari ha detto: “Per favore, allentatemi le manette, non sento il braccio”.Le indagini in corso stanno accertando come Preiti sia arrivato a Roma, quando e se possa aver goduto di complicità durante la sua permanenza nella Capitale. I carabinieri del reparto investigazioni scientifiche stanno eseguendo i rilievi davanti a Palazzo Chigi. In terra ci sono ancora sei cerchi bianchi tracciati con il gesso, attorno ad altrettanti bossoli. Nei pressi della camionetta dei carabinieri, nel punto dove uno dei due carabinieri è stato colpito, c'è invece una macchia di sangue. Tutti gli accessi a Piazza Colonna sono bloccati dalle forze dell'ordine.
Intorno alle 11.30, Prete è arrivato in piazza Colonna all'angolo tra Palazzo Chigi e il palazzo sede del quotidiano Il Tempo. L'uomo ha cominciato ad urlare: «Sparatemi sparatemi», ma poi ha tirato fuori la pistola e ha cominciato a sparare contro il cordone di sicurezza nella piazza formato dai carabinieri. «Sparava come se fossero birilli», racconta un testimone oculare. Il primo carabiniere è stato colpito a distanza ravvicinata alla gola. Poi l'attentatore ha continuato a sparare contro gli altri militari ferendone almeno altri due. A quel punto «gli altri carabinieri si sono buttati tutti a terra - continua ancora il testimone -, mentre altri ancora lo hanno inseguito saltandogli addosso fermandolo e disarmandolo. All'inizio non ci siamo resi conto di niente, pensavamo fossero petardi». Nella zona sono arrivate diverse ambulanze per soccorrere feriti e altre persone che per la paura si sono sentite male e sono state portate nell'androne di Palazzo Chigi.
Intanto, il neo ministro dell'Interno Angelino Alfano insieme con il ministro della Difesa Mario Mauro sono andati a Policlinico Umberto I dove si trova il brigadiere Giangrande. “È il gesto di un pazzo e di uno squilibrato”, ha detto il sindaco di Roma Gianni Alemanno appena arrivato in piazza Colonna. E ha aggiunto: “Ma non ci dobbiamo stupire quando si inveisce continuamente contro il 'Palazzo', come se fosse da abbattere”.
Notizie correlate