ANNO 16 n° 259
Ambiente, la Provincia
dice ''no'' al decreto Clini
Votato documento con cui ci si oppone allo smaltimento dei rifiuti di Roma

VITERBO – “Il consiglio provinciale stigmatizza fortemente il modus operandi del Governo e del ministro Corrado Clini, in ordine alla gestione della vicenda e al mancato coinvolgimento delle amministrazioni provinciali del Lazio nella fase di definizione del decreto. Stigmatizza inoltre la decisione di coinvolgere le province laziali nella risoluzione di un’emergenza le cui responsabilità sono da attribuire unicamente alle inadempienze della Regione Lazio, della Provincia e del Comune di Roma ed esprime netto dissenso nei riguardi dei contenuti del decreto. Dà infine mandato al presidente e alla giunta provinciale di concordare con i presidenti delle province di Frosinone e Latina tutte le iniziative a tutela degli interessi del territorio”. E’ questo l’ordine del giorno approvato questa mattina all'unanimità dal Consiglio provinciale di Viterbo contro il conferimento dei rifiuti di Roma negli impianti della Tuscia, che ha trovato maggioranza e opposizione unite nel dire “no” al decreto firmato dal ministro all’Ambiente Corrado Clini.

Secondo il decreto, infatti, la provincia di Viterbo dovrebbe ricevere i rifiuti romani unicamente per la fase del trattamento meccanico e biologico presso l’impianto di Casale Bussi, sulla strada Teverina, ma non dovrebbe poi ospitare lo smaltimento nella discarica di Monterazzano, già al limite del collasso.

Ma su questo aspetto ci sarebbe poca chiarezza secondo i consiglieri provinciali dal momento che non è stato definito l’effettivo ruolo che la Provincia di Viterbo dovrà svolgere per contribuire alla risoluzione dell’emergenza rifiuti di Roma e non sono state stabilite le modalità e i tempi in ordine all’utilizzo dell’impianto di Casale Bussi, non escludendo di fatto, l’impiego di Monterazzano.

“Gli impianti della Provincia di Viterbo già da anni si fanno carico di ricevere, oltre ai rifiuti conferiti dai sessanta comuni viterbesi, anche quelli dei 73 Comuni della Provincia di Rieti dove non esistono impianti di trattamento e smaltimento – si legge nel documento votato da Palazzo Gentili -. Inoltre nel piano regionale dei rifiuti, pur ribadendo il principio secondo cui ogni provincia deve provvedere a smaltire i propri rifiuti sul territorio, è stato prorogato fino al 2015 il conferimento dei rifiuti di Rieti negli impianti della Provincia di Viterbo, riducendo anzitempo la propria capacità volumetrica e rendendo inevitabile l’ampliamento degli invasi”.

Non a caso la Provincia di Viterbo, grazie ad un cospicuo finanziamento della Regione Lazio pari ad otto milioni di euro, in accordo con i Comuni, ha avviato un piano di interventi volto ad incrementare la raccolta dei rifiuti porta a porta su tutto il territorio provinciale con l’obiettivo di incrementare notevolmente il livello di raccolta differenziata previsto dalla legge, ma rischiano di diventare “nulli” se poi la Tuscia si dovesse sobbarcare anche quelli della Capitale.

Quello che viene poi rimproverato al Governo è di aver agito senza aver minimamente preso in considerazione le esigenze delle province: “Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha predisposto, senza un preventivo colloquio con i territori interessati, un decreto con il quale definisce ruoli e funzioni del commissario straordinario dell’emergenza rifiuti a Roma e provincia individuato nella persona del Prefetto Goffredo Sottile – è scritto nel documento -. Il 7 gennaio scorso si è tenuto presso il Ministero dell’Ambiente un vertice convocato dal ministro al quale, soltanto a seguito delle proteste scaturite, sono stati invitati a partecipare anche i rappresentanti delle province laziali in un primo tempo esclusi e solo in quella sede sono stati resi noti i contenuti del decreto governativo con entrata in vigore dopo otto giorni”.

“Ci dobbiamo ribellare a questo sistema in cui gli enti locali non vengono più ascoltati – ha commentato l’assessore provinciale all’Ambiente Paolo Equitani -. Sono rimasto esterrefatto dall’arroganza con cui il ministro Clini ci ha accolti e comunicato il decreto. Questo è uno stato impazzito”. Sulla stessa linea anche il consigliere Gianluca Mantuano che ha invitato il Consiglio ad andare Roma a far sentire la propria voce e le proprie richieste e ad agire anche tramite azioni legali per non subire più decisioni prese dall’alto.

Tutto questo considerando che negli impianti di Roma c’è ancora una capacità di 500mila tonnellate di rifiuti e che solamente 23mila dovrebbero essere quelle smaltite nella Tuscia: un 2.5% che potrebbe, però, aprire la porta a richieste ben più alte.

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