ANNO 16 n° 274
Zingaretti come Polverini, vuol varare una giunta di soli ''esterni''
>>>>>di Codadilupo<<<<<
09/03/2013 - 04:00

VITERBO – Male, malissimo. Un vero e proprio disastro. L’avventura di Nicola Zingaretti alla presidenza della Regione Lazio, se le voci circolate negli ultimi giorni sulla composizione della giunta trovassero riscontro nei fatti, partirebbe male, malissimo. Un vero e proprio disastro. Secondo i boatos, infatti, il governatore, la cui proclamazione da parte della Corte d’Appello di Roma è attesa entro oggi o, al più tardi, lunedì mattina, si accingerebbe a varare una giunta formata esclusivamente o in larga maggioranza da ''esterni'', cioè da non eletti. Esattamente come fece il suo predecessore Renata Polverini. E come è andata a finire e roba nota a tutti.

Finora è praticamente certo che Zingaretti intende nominare vicepresidente Massimiliano Smeriglio e, probabilmente, assegnargli anche la delega al Lavoro. Altro nome fuori discussione sarebbe Michele Civita, già in squadra con Zingaretti nella Provincia di Roma, che avrebbe la delega all’Urbanistica o ai Rifiuti. Molto gettonata anche Sonia Ricci, di Sezze, scelta per garantire la rappresentanza della Provincia di Latina nell’esecutivo. Infine, circola con crescente insistenza anche il nome di Fabio Refrigeri, sindaco di Poggio Mirteto (Rieti) che, nonostante le quasi 10 mila preferenze ottenute, non è stato eletto in consiglio regionale. Il fatto è che nemmeno Smeriglio, Civita e Ricci sono stati votati. Miracolati.

Ma la pesca in acque ''esterne'' di Zingaretti, stando alle indiscrezioni, sarebbe molto più ampia. Si parla di Monique Veaute, ideatrice del Roma-Europa, alla Cultura, incarico che in alternativa potrebbe andare a Cecilia D’Elia. In corsa anche Guido Fagiani, rettore dell’Università Roma Tre.

Per la casella più delicata, quella del Bilancio, i nomi più ricorrenti sono quelli degli ex ministri Vincenzo Visco (titolare delle Finanze nei governi Prodi, D’Alema 1 e D’Alema 2) o Pietro Giarda (Rapporti con il Parlamento del Governo Monti). Rigorosamente tutti ''esterni''.

Le ragioni addotte dallo staff di Zingaretti per giustificare la giunta di non eletti oscillano tra il comico e il grottesco: ''I consiglieri sono stati ridotti da 70 a 50, e la maggioranza dispone solo di 28 seggi, troppi pochi per occuparsi a tempo pieno dei lavori del consiglio, delle commissioni e della giunta''. Come dire che le elefantiache strutture della giunta e del consiglio regionale non sono in grado di predisporre un calendario che incastri i lavori in modo tale da consentire a tutti di svolgere agevolmente il proprio ruolo. O temono che lavorino troppo? 

S'inpongono poi altri quesiti: Ma non erano stati proprio i consiglieri del centrosinistra, nella passata legislatura, ad invocare il ''taglio'' dell’assemblea della Pisana?. E che dire dei costi? Dieci assessori esterni e le relative segreterie costeranno qualche milione di euro. Come si concilia cotanta scelta con i tagli ai costi della politica sbandierati a destra e manca dal Pd e dallo stesso Zingaretti?.

C’è poi da tener conto di un aspetto fondamentale: la democrazia. I consiglieri regionali sono stati eletti. Alcuni di loro hanno ottenuto migliaia di preferenze, quindi sono loro, e solo loro, legittimati a governare il Lazio. Altrimenti Zingaretti si ritroverà con una giunta di nominati. Non vi ricorda la tanto vituperata legge elettorale porcata? Che anche il centrosinistra e il neo governatore del Lazio siano diventati inconsapevolmente ''tifosi'' di Beppe Grillo e delle sue stelle cadenti?

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