


VITERBO - ''Nella Tuscia avanza il lavoro povero'' è quanto sostiene Fortunato Mannino, segretario provinciale della Cisl commentando i dati dell'Istituto Tagliacarne secondo cui nel Viterbese il reddito pro capite medio da lavoro dipendente nell'anno 2021 è stato di poco più di 4mila euro, per cui la Tuscia è penultima nella classifica di 107 province italiane.
'La situazione è allarmante - ha affermato Mannino- e evidenzia un aspetto importante che deve far riflettere tutti: in questa provincia sta avanzando il lavoro povero a discapito delle alte professionalità'.
Non è difficile capirne il meccanismo intrinseco:'Se da una parte aumenta il lavoro autonomo, sempre più spesso vengono proposti contratti a ore o part-time'.

Lavori che spesso, come evidenzia il segretario cislino, non sempre vengono adeguatamente retribuiti:' Magari sono contratti a 20 ore, che obbligano il dipendente a lavorare il doppio, e la cui differenza viene pagata a nero. Questa prassi, purtroppo, creerà effetti negativi sul versante pensionistico, ricadute pesanti su chi oggi avrà contribuito in modo marginale e si ritroverà, domani, con una pensione insufficente a sostenere il costo della vita'.
Proprio per arginare questo odioso problema il sindacato sta chiedendo maggiori controlli di natura preventiva per evitare scompensi alla fiscalità e danni economici al lavoratore stesso.
Contrastare la scarsa specializzazione attraverso il rilancio di politiche attive del lavoro incentrate sulla formazione, secondo Mannino, potrebbe rappresentare la vera svolta:'stanno scomparendo le figure professionali di alto profilo, ossia operatori specializzati indispensabili per garantire qualità e quantità delle prestazioni. Bisogna fare un'indagine di mercato a livello territoriale e, attraverso fondi pubblici, iniziare un percorso di formazione che sia propedeutico alle aziende'.
Dunque, una sorta di terapia d'urto contro il lavoro a basso costo che sappia creare sana occupazione e, allo stesso tempo, sappia valorizzare il capitale umano aziendale. Da qui, secondo il dirigente sindacale 'si pongono le basi di una vera e propria rivoluzione culturale al centro della quale ruotano i valori fondamentali e imprescindibili di ogni lavoratore'.