

VITERBO – Coincidenza da brividi: fu proprio la Guardia di finanza, nove anni fa, a condurre le indagini coordinate dai pm D’Arma e Centofanti. E a raccogliere quei documenti che, nel giro di qualche mese, avrebbero portato ad arresti eccellenti e al fallimento della vecchia Unione sportiva Viterbese. Una coincidenza, solo una coincidenza.
Però la visita di ieri mattina allo stadio Rocchi da parte dei militari della compagnia del capoluogo – erano una decina, in borghese – ha richiamato alla mente le immagini dell’estate 2004. Con i finanzieri che frugavano nei magazzini e negli uffici dell’allora società gialloblu. Sperando che stavolta le cose non siano così gravi, che l’attuale Associazione sportiva Viterbese non debba conoscere l’onta del fallimento, della sparizione, delle manette e dei sequestri cautelativi. D’altronde, a sentire le voci ufficiose, quella di ieri è stata solo “una visita di routine”, controlli, riscontri, roba burocratica come accade in tutte le aziende. Dal Comando provinciale della Guardia di finanza non trapela nulla, com’è giusto che sia.
E però non si possono non registrare le reazioni di ansia che hanno accompagnato la diffusione della notizia tra i tifosi della Gialloblu. Quegli stessi tifosi che appena l’altro ieri, domenica, hanno accompagnato la squadra alla vittoria contro il Sansepolcro. E che lo stesso faranno domani sera, nella finale playoff contro lo Spoleto. Loro, i tifosi, hanno anche pagato di tasca loro per sostenere i giocatori e lo staff, attraverso le ormai celebri collette e l’organizzazioni di eventi solidali, diciamo così. Loro, i tifosi, hanno supplito alla latitanza dei vertici societari, dimessisi a inizio marzo e mai rimpiazzati. E adesso loro, i tifosi, temono giustamente di dover trascorrere un’altra estate di passione – nel senso negativo del termine – come quella di nove anni fa. Così come si registra una certa apprensione, legittima, da parte di quegli imprenditori in città che hanno contribuito alla causa, che hanno associato il nome della loro azienda a quello del club. Il rischio di un danno di immagine sarebbe altissimo.
Ecco allora che è meglio pensare davvero che non ci sia un’indagine sulla Viterbese, sulla gestione societaria più o meno recente. Magari su alcune sponsorizzazioni, il che spiegherebbe l’attenzione riservata dai finanzieri nei confronti dei cartelloni pubblicitari affissi allo stadio. No, c’è da credere piuttosto alla visita di routine, al controllo normale nei confronti di un’azienda del territorio. C’è da sperare che la Viterbese sia soltanto una società coi suoi debiti (che sono tanti: a partire dagli stipendi dei giocatori) e che tutto si possa risolvere con calma, in estate. Come? Prendendo un nuovo titolo sportivo, come si sta pensando di fare chiedendo quello dello Sporting Terni, in vendita. O in qualche altro sistema consentito dalla legge e dai regolamenti federali. Tutto, purché la situazione si risolva felicemente. Cioè senza passare dai tribunali. A Viterbo, in questo, abbiamo già dato.