ANNO 16 n° 273
Viterbese, la storia puņ fare la differenza
Tradizione, piazza e grinta: 3 armi gialloblu sulle avversarie umbre
04/05/2013 - 04:00

VITERBO – “Non succede, ma se succede” è una frase che non deve essere pronunciata. Innanzitutto perché porta sfiga (il passato è pieno di esempi) e poi perché è una frase da deboli, da rassegnati in partenza. No, la Viterbese non deve alzare le mani prima degli ultimi novanta minuti di campionato, domani. La Viterbese piuttosto deve andare a Trestina come se tutto fosse ancora da decidere – e in un certo senso è proprio così – e partisse alla pari rispetto a Castel Rigone e Casacastalda. Già, perché le umbre rispettivamente prima e seconda in classifica, con tre e due punti in più dai gialloblu, devono ancora giocare le rispettive partite. E così, ad occhio, avranno molta più pressione addosso della squadra di Farris.

Ecco quanto conta essere la Viterbese. Lo si vede in momenti come questi, dove la tradizione, il nome, la piazza che si rappresenta, sono dei macigni che pesano sul tavolo verde da poker. Già, perché i centocinque anni di storia che stanno dietro a questi colori sono pur sempre serviti a qualcosa: ad essere temuti e rispettati dagli avversari, e magari pure a dare una marcia in più ai leoni quando vanno sul campo. La Viterbese negli anni si è trovata mille volte in situazioni del genere: promozioni conquistate e altre perse sul filo di lana, retrocessioni evitate per il rotto della cuffia, miracoli e fregature. E’ accaduto in Promozione come in serie C, ieri come l’altro ieri, e queste esperienze col passare del tempo sono state assimiliate dallo spirito stesso della squadra, della società. Perché il club, dopotutto, non è altro che il risultato delle vittorie, delle sconfitte, delle gioie e delle delusioni, dei brocchi e dei campioni che si sono alternati nel corso degli anni. E con tutto il rispetto, cosa possono vantare in confronto Castel Rigone e Casacastalda? Un conto è la superiorità tecnica – tutta da dimostrare – un altro è l’animus delle rispettive contendenti. La capolista, dopotutto, è una squadra forte, ma espressione di un paesetto (il più piccolo dell’intera serie D), legata a doppio filo, nel bene e nel male, al suo presidente Cucinelli. Può darsi che alla fine vincerà, ma di sicuro potrebbe nutrire un inferiority complex nei confronti dei gialloblu. Lo stesso, se non di più, vale per il Casacastalda, unica a giocare in casa nell’ultimo turno e vera sorpresa del torneo: è una realtà giovane, anch’essa espressione di un piccolo centro, in attesa soltanto di formalizzare la fusione – già annunciata – il Gualdo nobile decaduto.

Massimiliano Farris conosce il vantaggio teorico, e psicologico, dei suoi rispetto agli avversari, che invece hanno vantaggi concreti, cioè più punti in classifica. L’attuale allenatore ha anche giocato per i gialloblu, ai bei tempi della serie C. Ha indossato la fascia da capitano. Ha superato fasi delicate e altre esaltanti. Sa che la storia della Viterbese, il ritrovato entusiasmo della piazza, può fare la differenza in questi novanta minuti. E ci spera, come ci sperano tutti. D’altronde, mai negli ultimi cinque anni la Gialloblu si era trovata così vicina a chiudere i conti con la serie D e tornare lassù dove merita. Stavolta può essere la volta buona, basta crederci, e non partire già rassegnati.  

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