

Settant’anni fa, oggi. Ventinove luglio 1943, terza estate di guerra.Un giovedì tranquillo, in questa cittadina di provincia che conosce il conflitto solo attraverso le lettere dei parenti arruolati e dalla veline che il regime passava alla radio, o ai giornali. Fa caldo, sono le due del pomeriggio. Neanche quel rumore che cresce, che riempie piano piano il cielo, scuote la tranquillità dei viterbesi: i soliti aerei che vanno a bombardare qualche posto lontano, pensano tutti, perché alla fine pure i rumori della guerra, della morte, possono diventare familiari. E invece quel rumore è per noi, viene qui, e viene per distruggere.