

VITERBO – Cinque avvisi di conclusione delle indagini sono stati notificati ieri ai giovani (quattro di Acquapendente e uno di Onano) accusati di aver stuprato in gruppo due minorenni straniere. Ora, gli indagati, tramite i loro avvocati, hanno venti giorni di tempo per presentare eventuali memorie difensive o per chiedere di essere ascoltati sui fatti loro contestati. Scaduto il termine, il pubblico ministero Fabrizio Tucci, titolare dell’inchiesta, formulerà al giudice delle indagini preliminari le sue richieste. Considerate le mosse della procura, che durante le indagini aveva chiesto l’arresto degli indagati, respinto sia dal Gip che dal Tribunale del Riesame di Roma, è ragionevolmente presumibile che chiederà il loro rinvio a giudizio e non l’archiviazione.
I cinque ragazzi hanno sempre respinto l’accusa sostenendo che le due minorenni, una russa di sedici anni e una norvegese di diciassette, entrambi studentesse, in Italia per un viaggio-studio, ospiti di due famiglie di Acquapendente, sarebbero state consenzienti.
I loro difensori, nei prossimi giorni, potranno prendere visione per la prima volta dell’intero fascicolo e scoprire tutte le ''carte'' in mano all’accusa, a cominciare dall’esito degli accertamenti sulle tracce biologiche rilevate nell’auto in cui sarebbe avvenuto il presunto stupro e la perizia informatica sui messaggi con i quali la sedicenne russa raccontava ai suoi amici di essere state violentata.
Secondo la denuncia presentata ai carabinieri dalle studentesse, lo stupro di gruppo sarebbe avvenuto tra le cinque e le otto del mattino in un bosco vicino a Montefiascone. Le ragazze, all’alba, all’uscita da una discoteca di Viterbo, chiesero un passaggio ai giovani, alcuni dei quali di loro conoscenza in quanto abitano nello stesso paese. Durante il viaggio di ritorno, superato Montefiascone, il conducente dell’auto si sarebbe fermato in un boschetto e lì, a turno, lui e i suoi amici le avrebbero violentate.
Dopo alcuni mesi di indagini, la procura, ritenendo di aver raccolto prove sufficienti a dimostrare la responsabilità degli indagati, chiese il loro l’arresto , ma il Gip la rigettò in quanto non ravvisò gli estremi per la carcerazione preventiva. Il provvedimento fu impugnato dal Pm davanti al tribunale del Riesame, che ha confermato il ''no'' all’arresto.
Tra l’altro, lo stesso Gip, aveva rigettato anche la richiesta di incidente probatorio, con il quale l’accusa avrebbe voluto far interrogare subito le due minorenni, al fine di utilizzare le loro deposizione nell’eventuale processo a carico dei cinque ragazzi.
Due passaggi che dimostrano la complessità del caso ed evidenziano i lati nebulosi che lo contraddistinguono. A cominciare dalle dichiarazioni contraddittorie delle stesse ragazze. Una di loro, la norvegese, infatti, avrebbe dichiarato che l’altra, la russa, sarebbe stata consenziente. A rendere ulteriormente complicato l’accertamento della verità, inoltre, c’è il fatto che le due minorenni sono rientrate nei rispettivi paesi d’origine e difficilmente torneranno in Italia per essere interrogate.
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