

VITERBO – Forse quando le violenze iniziarono non poteva nemmeno rendersi conto a quale oscenità la costringeva l’orco. Perché l’orco in questo caso era quello che l’avrebbe dovuta portare al parco giochi e comprarle un gelato. E invece lui, il nonno, quando non aveva ancora dieci anni la costringeva ad atti di violenza sessuale “sia attiva che passiva”. E le diceva che doveva stare ferma e zitta, altrimenti l’avrebbe spedita in collegio. “La terrorizzava, la bambina ha subito anche violenza psicologica”, hanno riferito gli inquirenti. E pensare che la piccola era stata affidata alle cure del nonno paterno dopo la separazione dei genitori.
L’uomo, 86 anni, è stato arrestato ieri l’altro dagli uomini della Squadra mobile diretti da Fabio Zampaglione, che gli hanno notificato l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari Salvatore Fanti (su richiesta del sostituto Renzo Petroselli) degli arresti domiciliari. Concessa solo per via dell’età avanzata.
La segnalazione è giunta negli uffici della Mobile un paio di mesi fa. “Mia figlia è vittima di abusi sessuali da parte del nonno”. E il vicequestore Zampaglione, vista la delicatezza del caso, ha agito in tempi celeri.
Primo passo l’audizione protetta della bambina con il supporto di un’equipe di psicologi infantili. “Non sapeva nemmeno come spiegare le angherie cui era stata sottoposta”. Ma quel video, che la bambina aveva fatto con il cellulare e che ha consegnato proprio durante l’audizione agli inquirenti, non lasciava spazio a dubbi: sarebbe bastato quello, da solo, a chiarire tutto.
Gli uomini della Mobile, tuttavia, hanno ascoltato anche altri testimoni. “La bambina era profondamente turbata e si era confidata con alcune amichette”. Che, a loro volta, lo avrebbero detto ad altre persone.