ANNO 16 n° 273
Si alla democrazia: no alla falsa informazione
Il Ddl Zan non tocca le scuole e tantomeno parla di teoria gender, aggiunge delle aggravanti per le discriminazioni fondate sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità

VITERBO – I manifesti anti DDL-Zan stanno percorrendo tutto lo stivale e ieri uno è arrivato anche a Viterbo, posizionato in modo tale da essere ben visibile dal traffico veicolare e pedonale.

La democrazia non solo è il motore del popolo, ma è anche l’unica che garantisce la libertà dei cittadini ed è giusto avere pareri contrastanti riguardo a emendamenti, leggi e decreti, ma diffondere notizie false per portare l’acqua al proprio mulino è un comportamento scorretto e inaccettabile.

Il manifesto in questione cita “Scuola dell’infanzia, Alessandria, 2019, un Drag Queen insegna ai bambini la fiaba del bambino Zaff, “principessa con il pisello”. Vuoi questo per i tuoi figli? Diciamo no al DDL Zan.” Questa affermazione è sbagliata sotto diversi punti di vista e si cade nel rischio di dare un messaggio distorto: il DDL Zan non tocca le scuole, ma inserisce un aggravante, ovvero pene più severe, per determinati reati compiuti con l’intento di discriminare.

Questi reati discriminatori sono già presenti nella legislazione italiana, infatti è punibile insultare una persona sulla “base razziale, etnica o religiosa” si legge nel decreto. Per citare alcuni esempi, qualche mese fa sono state punite delle persone per aver insultato Liliana Sangre a causa della sua appartenenza alla comunità ebraica (dove, in aggiunta è stato indagato anche un viterbese, qui gli approfondimenti: http://www.viterbonews24.it/news/gli-haters-di-liliana-segre-sotto-indagine_112375.htm)

Il Ddl Zan aggiunge le discriminazioni fondate “sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere” e sulla basate sulla disabilità. In sintesi, con questo ampliamento si vuole sia tutelare l’essere umano in quanto tale, ma anche evitare la diffusione di comportamenti violenti sia verbali che fisici da parte degli intolleranti. Quindi le persone che, per ragioni personali, sono contrarie all’omosessualità possono continuare ad esserlo a patto che non prendano a pugni due persone dello stesso sesso che si baciano. Inoltre non si tutela solo l’identità di genere e l’orientamento sessuale, ma anche la disabilità e il sesso di una persona.

Quest’ultimo punto non ha a che fare unicamente con la comunità arcobaleno, ma con tutte le persone e su tutti gli aspetti della vita dell’individuo: in poche parole se un uomo si presenta per un annuncio di lavoro inerente all’insegnamento in una classe materna e viene escluso con il luogo comune “solo le donne possono essere maestre” può ricorrere al Ddl Zan per far valere i propri diritti. Allo stesso modo, è un ulteriore arma per sconfiggere la violenza di genere, dove spesso le vittime sono donne “in quanto tali”.

Il famoso, ma per alcuni famigerato, decreto Zan non riguarda la scuola. Troppo spesso, sia per ignoranza e sia per malafede, questo decreto viene confuso con l’iniziativa che riguarda molte associazioni LGBTQIA+ ovvero far entrare la teoria gender nelle scuole. In questa situazione sarebbe costruttivo accogliere pareri differenti sull’educazione in quanto la scuola è un ambiente in continua evoluzione e sono necessari esperti per discutere sul difficile compito dell’educatore, ovvero dare in mano alla nuova generazione gli strumenti per costruirsi un futuro personale e sociale.

Avere pareri differenti sui diritti umani, invece, è controproducente per la comunità stessa perché si permette al più forte di prevalere sul più debole, quando in realtà dovrebbe essere la società a fare il primo passo verso la tutela e l’inclusività delle persone.

Un altro errore presente nel manifesto riguarda il vestiario dell’insegnante. Allo stato attuale un’insegnante di qualsiasi scuola può vestirsi come meglio crede. Ciò comporta che un giorno può entrare in classe con le infradito e il giorno dopo con il tacco 12, non c’è un dress code per l’insegnante come non vi è per gli alunni appunto per sottolineare l’unicità nello stile e nella personalità dell’alunno e degli insegnanti. Con questi presupposti il grembiule, per gli studenti più piccoli, è stato spesso oggetto di discussione pedagogica ed economica: uniforma gli studenti nel bene e nel male, ma mette in crisi le famiglie economicamente più svantaggiate.

Inoltre occhio alla grammatica: Drag Queen è un sostantivo femminile e necessita di un aggettivo femminile (queen vuol dire appunto regina). Ben venga la propaganda politica che consente un continuo scambio di idee, ma solo se corrette nella forma legislativa e linguistica.






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