

VITERBO – Troppo spesso i social network vengono utilizzati per la condivisione di messaggi d’odio da parte di persone che si credono colossi invisibili dietro una tastiera. Però quando la Polizia Postale e la Digos bussano alla loro porta diventano minuscoli e spaventati, nascondono la mano con la quale hanno tirato il sasso e tentano di giustificarsi con la scusa della libertà di espressione; come se fosse completamente normale augurare la morte ad un’attivista di 90 anni sopravvissuta alle atrocità degli anni più cupi della storia.
Non solo parole d’odio, ma vere e proprie minacce di morte sono state scritte sotto ad una foto di Liliana Segre, senatrice a vita sopravvissuta agli orrori dei lager. Non è la prima volta che la senatrice riceve questa tipologia di messaggi, infatti è dal 2019 che è sotto scorta per le minacce subite dal web per via del suo impegno nella memoria della Shoa.
Il capo dell’antiterrorismo Alberto Nobili ha aperto un fascicolo per minacce aggravate dall’odio razziale e tra gli indagati compare anche un viterbese: Gianni Pucciotti. L’uomo di circa 40 anni, ex panettiere diventato disoccupato dopo il lockdown, è finito sotto le attente indagini degli investigatori, ma non è l’unico in esame in quanto a lui si aggiungono un uomo di 75 anni, Giovanni Gaetano Tordini residente i Sardegna, ed anche un’avvocata.
I commenti di odio scritti sotto la foto scattata in occasione della vaccinazione della senatrice sono principalmente di stampo razziale e alcuni utenti le auguravano la morte per “risparmiare dei soldi”.
Dopo aver trovato gli autori delle minacce pubbliche, ovvero Pucciotti e Tordini, il pm Alberto Nobili ha emesso due decreti di perquisizione effettuati nella giornata del 3 marzo dalle unità di Roma e Cagliari. Le indagini non sono state soltanto informatiche, ma anche personali ed hanno permesso la conferma delle ipotesi elaborate dalla Digos e della Procura. Attualmente non sembrerebbe che le loro azioni siano collegate direttamente con gruppi di estrema destra, anche se vengono considerati simpatizzanti di Mussolini e del filone antisemita e razzista.
Nei prossimi giorni continueranno le indagini e verranno analizzati tre cellulari e il tablet del viterbese da parte della Digos per controllare il traffico di rete e gli eventuali hard disk.
E’ stata la stessa vittima delle minacce a sporgere denuncia presentandosi, accompagnata dal figlio, davanti agli uffici della Polizia Postale, guidata da Lisa Di Berardino. Le autorità hanno dichiarato che Pucciotti si è mostrato immediatamente collaborativo fornendo le password dei social e dei suoi dispositivi elettronici e, aggiungono, che inizialmente non aveva compreso le conseguenze dell’aver scritto messaggi carichi di odio verso i confronti dell’attivista Segre.
“C’è una scarsissima comprensione delle conseguenze penali da parte di queste persone – delucidano gli inquirenti – molte volte si giustificano dicendo di aver commesso una leggerezza o scritto un commento senza riflettere troppo. La Rete – sottolineano – non è una zona franca e le conseguenze di insulti e minacce si pagano, perché e sempre possibile risalire a agli autori anche se si utilizzano pseudonimi o profili anonimi.”