

Massimiliano Morelli
Si abbassa in maniera inequivocabile l’asticella della scuola italiana. Dal Rapporto 2021 dell’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione – il cosiddetto Invalsi - emerge che metà dei maturandi ne sa come in terza media, mentre preoccupa il potenziale incremento della dispersione scolastica. Colpa della pandemia, del conseguente inserimento nella quotidianità scolastica della didattica a distanza, ma non solo. Sono come sempre i numeri a confermare notizie più o meno negative.
Per esempio si legge nel Rapporto che sono quarantacinquemila gli studenti che sono usciti dal liceo o da un altro istituto superiore con competenze di base fortemente inadeguate. Ed è del 23% la quota di giovani nella forbice 18-24 anni che si trova in forte difficoltà per aver abbandonato la scuola o aver acquisito scarse competenze. Percentuali confermate, come quel 44% di studenti italiani di scuole di ogni ordine e grado che non ha raggiunto risultati equi nello studio dell’italiano; e che dire poi del 51% di studenti italiani iscritti a scuole di ogni ordine e grado che non ha raggiunto risultati adeguati in matematica?
Per la cronaca sono 2.105.000 gli allievi di tutte le scuole italiane che hanno sostenuto quest’anno le prove Invalsi, un milione e centomila sono stati quelli delle primarie. Infine, spunto sulla tecnologia, sono quattro milioni le prove “cbt” (computer based testing, nda) svolte per Invalsi da marzo a maggio nelle scuole medie e in quelle superiori.