

VITERBO - Una mozzarellina o una polpetta anziché due. E mai, o quasi mai, il cosiddetto ''ripasso'', cioè a nessun alunno veniva chiesto se desiderasse un'altra porzione di primo, secondo, contorno. Troppi bambini tornavano a casa da scuola affamati per non insospettire le loro mamme. È stato così che è venuta a galla la storiaccia della donna, addetta al servizio mensa in una scuola del Capoluogo, che si portava a casa una considerevole parte delle piatanze destinate alle scolari.
La società per la quale lavorava, informata dell'accaduto, l'ha sospesa dal servizio in attesa di licenziarla. Ma lei, ritenendo ingiusto il provvedimento, si è comunque presentata a scuola, pretendendo di tornare al lavoro. A quel punto, alle responsabili dell'istituto non è rimasto che chiedere l'intervento delle forze dell'ordine per allontanarla. Ora rischia una denuncia per furto aggravato e altri reati. Anzi, secondo alcune voci che non hanno però trovato conferme ufficiali, sarebbe stata già denunciata.
La vicenda, secondo quanto si è appreso, sarebbe emesa circa un mese dopo l'apertura dell'anno scolastico. Alcune mamme, insospettite dalla richiesta dei figli di merendine e altri cibi subito dopo il ritorno dalla scuola, hanno iniziato a chiedere ai bambini cosa e quanto avevano mangiato a pranzo. Avrebbero così scoperto che alla mensa ricevevano la metà di quanto previsto dalla convenzione, soprattutto per quanto riguardava i secondi.
Le mamme si sono quindi rivolte all'azienda e hanno scoperto che in realtà, alla scuola venivano forniti pasti completi, o addirittura più abbondanti di quanto previsto dal contratto con il Comune di Viterbo. Quindi, le pietanze ''sparivano'' nel breve tratto tra la mensa e i tavoli dei bambini. Da qui all'individuazione della responsabile il passo sarebbe stato ancora più breve. Il cibo non distribuito agli scolari sarebbe finito a casa della donna.
Nel giro di un paio di giorni le è stata notificata la lettera di sospenzione. Ma lei non l'ha presa affatto bene, tanto che si è presentata comunque a scuola, pretendendo di riprendenre il suo posto. Ai dirigenti del'istituto, come detto, non è allora rimasto che chiedere l'intervento delle forze dell'ordine per allontanarla.
La vicenda potrebbe avere una coda giudiziaria: l'azienda avrebbe deciso di denunciarla per furto aggravato e altri reati. Da allora, tra i bambini sarebbe considerevolmente diminuito il consumo di merendine subito dopo i ritorno a casa.