

TARQUINIA - Infortuni soprattutto agli arti inferiori, caviglie e ginocchia avvenuti a causa di sinistri stradali. Era principalmente per questo tipo di incidenti, del tutto inventati o veritieri ma non di una gravità corrispondente a quella che risultava dai certificati, che ruotava il meccanismo di mazzette e referti medici falsi per truffare le assicurazioni, scoperto dalla polizia di Tarquinia. Sarebbero oltre una decina i falsi incidenti scoperti dagli investigatori.
L'inchiesta, coordinata dalla procura di Civitavecchia, è andata avanti per mesi e ora è arrivato l'avviso di conclusione indagini agli undici indagati tra cui il direttore della Radiologia, dottor Paolo Cardello, molto stimato nel territorio e il 'procacciatore di clienti' Pasqualino Catanea.
Secondo il quadro accusatorio, si fingeva un incidente con un infortunio più o meno grave. Bastava pagare (si parla di 300 euro a referto) per accedere all'accertamento diagnostico in tempi rapidi, bypassando le liste d'attesa, e ottenere i referti con false attestazioni da presentare alle compagnie assicurative. Quindi Catanea e i 'clienti' incassavano il risarcimento. Al medico andavano i soldi in contanti o altri 'favori' legati quasi sempre alla manutenzione dell'auto.
Gli indagi hanno ora 20 giorni di tempo per presentare memorie difensive o farsi interrogare dopodiché la procura farà le sue richieste.
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Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana seco

ndo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.